Politica

Meloni-Salvini, la gara delle priorità del programma

Tavolo sherpa: Lega punta su tasse, Fdi non transige su riforme

Matteo Salvini e Giorgia Meloni (archivio)

Redazione Ansa

"Dopo l'elezione di Mattarella non riuscivamo nemmeno a organizzare una riunione, il centrodestra non esisteva più: ora andiamo avanti spediti sul programma. Tra di noi c'è qualche differenza, magari abbiamo priorità diverse, ma siamo tutti convinti che daremo un progetto serio e credibile al Paese". Parole di un alto dirigente leghista, nel giorno in cui gli sherpa della coalizione del centrodestra si riuniscono per la prima volta per mettere nero su bianco il programma dell'alleanza in vista del voto del 25 settembre.

"È il primo incontro che facciamo, c'è un buon clima - dice Raffaele Fitto (FdI) entrando alla riunione - vogliamo lavorare positivamente e troveremo tutte le soluzioni per rendere credibile il programma di governo". Anche il coordinatore azzurro, Antonio Tajani, mette l'accento sul grande valore simbolico di questo incontro: "Mentre la sinistra litiga e si divide noi e il centrodestra siamo già al lavoro, tutti insieme, per dare un progetto all'Italia del futuro, offrire risposte serie e credibili agli italiani". Matteo Salvini, dal suo tour veneto, acclamato da tante partite Iva e imprenditori, rilancia quelli che sono i paletti della Lega: lavoro, tasse e sicurezza. In particolare, flat tax al 15% , taglio dell'Iva sui beni di prima necessità e lotta all'immigrazione clandestina.

Qualche scintilla con Fratelli d'Italia sul tema delle rifome, si legga presidenzialismo e autonomia, e su guerra e atlantismo, temi su cui il partito di Giorgia Meloni si mostra sempre più intransigente. Qualche dissapore anche sull'ipotesi di presentare una squadra dei ministri prima del voto.

Ma sono differenze che tutti ritengono facilmente superabili nelle prossime settimane. Anche dalla riunione degli scherpa trapela un clima "ottimo di collaborazione" e "grande sintonia su autonomia, presidenzialismo, Flat Tax e bollette".

Detto questo, ovviamente la campagna elettorale ha le sue leggi: In particolare, sul tema dell'autonomia, il segretario leghista, morde il freno: "A ottobre - osserva - sarà il quinto compleanno del voto di milioni di veneti e lombardi sull'Autonomia e nel tempo Pd e 5 Stelle ce l'hanno tirata in lunga, porterò personalmente la proposta di autonomia in mano a Berlusconi e alla Meloni di cui sono sicuro arriveranno le firme, perché autonomia significa efficienza, responsabilità, modernità, sviluppo e territori. Si può fare flat tax e pace fiscale e la burocrazia in meno con l'autonomia è garantita".

Matteo Salvini ha fretta, fretta che insospettisce Fratelli d'Italia. Il capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida ricorda che autonomia e presidenzialismo devono avere un percorso parallelo. Ma i toni sono concilianti. "Salvini, come noi e dopo un lungo percorso della Lega iniziato da posizioni differenti, ha già da tempo sposato il presidenzialismo come garanzia della sovranità popolare e di efficienza dello Stato.

Identico processo che abbiamo fatto noi sull'autonomia, inteso come percorso parallelo con le stesse finalità. La Costituzione - sottolinea - va riformata in senso organico e non con toppe a colori come ha fatto la sinistra. Nel centrodestra, in questi trent'anni, il confronto ha portato sintesi virtuose che a sinistra non si sono verificate a causa di ancoraggi ideologici che, se si vuole davvero modernizzare l'Italia, vanno accantonati".

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