Politica

Riciclaggio, ordine di arresto per Giancarlo Tulliani

E' irreperibile, sta a Dubai. Gip, strano Fini non sapesse di gara

Giancarlo Tulliani in una foto d'archivio

Redazione Ansa

Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini, nell'ambito dell'inchiesta della procura di Roma su una presunta attività di riciclaggio riconducibile a Francesco Corallo, il "Re delle slot" detenuto dallo scorso dicembre. Il provvedimento del gip Simonetta D'Alessandro non è stato eseguito: Tulliani è residente a Dubai e per la magistratura italiana risulta irreperibile.

Gip,da Tulliani azione criminale reiterata - Da alcune intercettazioni telefoniche sarebbe emerso l'auspicio di Giancarlo Tulliani di non tornare in Italia "per evitare guai giudiziari". Lo scrive il gip Simonetta D'Alessandro nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del cognato di Gianfranco Fini. Per il Gip la richiesta di arresto è motivata da una "strategia criminale reiterata" di Tulliani favorita da contatti politici e dalla abilità a muoversi a livello internazionale.
Emblematico, per il magistrato il tentativo, fallito, dell'indagato di trasferire 520 mila euro da un suo conto in Mps ad un altro aperto presso gli Emirati Arabi. Secondo il gip la volontà di Tulliani di restare all'estero è evidenziata anche dalle relazioni avviate negli Emirati Arabi. Pertanto, per il gip il cognato di Fini deve essere arrestato in quanto, come responsabile di "numerosi episodi di riciclaggio" che hanno coinvolto anche la sorella Elisabetta e lo stesso leader di An, "potrebbe reiterare i reati accertati in un periodo di tempo che va dal 2008 al 2015".

'Strano Fini ignorasse vincitore gara  - Per il gip di Roma che ha emesso l'ordinanza di arresto per Giancarlo Tulliani appare singolare, è quanto riportato nel provvedimento, che un segretario di partito, quale era Gianfranco Fini, "ignorasse le vicende di un gruppo", la Rti di Francesco Corallo, che avrebbe vinto un' importante gara a livello nazionale in materia di giochi, bandita nel 2002 da un governo del quale faceva parte.
   

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