Politica

Da streaming a diktat anti-tv, le conversioni M5s

Direttorio andata e ritorno. Grillo ha scettro, decide lui

Beppe Grillo all'Hotel Forum durante l'incontro con i parlamentari del M5S, Roma, 16 dicembre 2016

Redazione Ansa

L'"apriscatole" per scardinare il Parlamento della "casta", la democrazia dello "streaming" per parlare con i cittadini, il divieto di partecipare ai talk show-pollaio, la regola aurea dell'"uno vale uno": sembra il pleistocene del grillismo ma sono passati neanche quattro anni dall'approdo dei 5 stelle in Parlamento. Il cambiamento è stato radicale: imposto dagli eventi, dalla ragion politica, ma anche dagli "umori" del leader costretto a conciliare talvolta l'inconciliabile nella sua eterna battaglia contro la casta e contro il rischio contagio con la politica corrotta. Ne è derivato più di un cortocircuito che ha messo in evidenza una serie di incoerenze e contraddizioni che hanno fatto la gioia dei "vecchi" partiti.

Basti pensare come, ad esempio, dalla rubrica quotidiana "L'indagato del giorno" pubblicata sul blog in funzione anti-Pd, il M5s sia passato ora ad un Codice etico con forti venature garantiste. Il fatto è che misurarsi con la politica ha sempre delle conseguenze e chi vi entra, sia pure come "movimento", in breve ne assorbirà l'essenza e vedrà pure alleggerito il bagaglio di ideali e valori con cui vi è entrato.

Era piaciuta ai "cittadini" l'idea dello streaming ad oltranza, una boccata di ossigeno in quella politica polverosa cui si era abituati. Una novità che aveva messo in difficoltà i partiti tradizionali visti sempre più lontani dalla gente, perennemente chiusi nelle stanze del potere a fare i propri interessi. Ma lo streaming è durato una sola estate: è stato "offuscato" non appena è diventato scomodo per lo stesso M5s, soprattutto quando è esploso il caso Roma e si sono acuite le faide interne. Nella fase calda i "vertici" si sono tenuti nell'albergo romano di Grillo a porte rigorosamente chiuse a con il consueto viavai di big (come accade con via del Plebiscito e il Nazareno). Dell'era streaming resta soprattutto il ricordo di un Bersani maltrattato e di una Lombardi aggressiva.

Anche la strategia legata alla partecipazione a dibattiti Tv è stata ribaltata: così dal divieto di andare in televisione, come stabilito dal codice di comportamento, il M5s è passato ad una indigestione di video. Al punto che alcuni sono diventati delle vere "star", personaggi di successo e molto corteggiati, è il caso di Alessandro Di Battista e a Luigi Di Maio. E pensare che agli albori del grillismo, al povero senatore Marino Mastrangeli fecero vedere i sorci verdi e fare le valigie per aver osato infrangere il divieto anti-talk show per ben due volte, sedendosi sulla poltrona tv offertagli dalla D'Urso su Canale 5. Per lui (ma anche per altri), prima la gogna web poi la cacciata dal M5s. Ma le cose cambiano.

Anche l"'uno vale uno" ha perso smalto. Per dire, a sorpresa era spuntato (via Blog) un nuovo organismo, il "direttorio", per assumere, insieme con Grillo le "decisioni più urgenti". Di Battista, Di Maio, Fico, Ruocco e Sibilia portati nell'Olimpo con grande scorno degli altri parlamentari, mentre la "rete" ribolliva perché i conti non tornavano. Il direttorio è poi stato azzerato dallo stesso Grillo. Perché, ormai è chiaro, nel M5s lo scettro è suo.
   

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