Politica

I Pannella-boys: da Rutelli a Giachetti e Bonino, tutti i ragazzi di Tor Argentina

L'imprinting di Marco sui fuoriclasse

I Pannella boys, i politici cresciuti alla 'scuola' Via di Torre Argentina, storica sede del partito radicale

Redazione Ansa

Un po' "talent scout" un po' "padre-padrone", di certo incantatore e carismatico: Marco Pannella fin dall'alba della sua storia politica ha attratto a sé una schiera di giovani ammaliati dal verbo radicale incarnato nel suo storico leader. Ragazzi e ragazze che con abnegazione hanno abbracciato la "fede" radicale e unito il proprio destino a quello del loro maestro di politica ma anche di vita, sacrificando sfera privata e affetti.

    Risucchiati dalla "scuola" di Via di Torre Argentina - la storica sede del partito - i "Pannella boys" nel corso degli anni hanno poi seguito strade diverse con destini alterni.

    Per molti c'è stato un "altrove", ma per sempre "segnati" dall'imprinting di Marco. Non mancano gli "apostati", ad esempio Gaetano Quagliariello e Eugenia Roccella (peraltro figlia di uno dei fondatori del partito radicale) che sono approdati infine al "fondamentalismo cattolico"; mentre Daniele Capezzone dopo aver bruciato le tappe arrivando al vertice del partito, si è scontrato con Pannella e non ha voluto abbassare il capo: inevitabile la cacciata da Torre Argentina. Inseguito dalla "fatwa" radicale, il "traditore" Capezzone è poi passato armi e bagagli con Berlusconi (ora è "fittiano").

    Con il Cavaliere è passato anche Elio Vito, e così pure quelli che negli anni ruggenti di Forza Italia sono andati a formare la costola liberale della Cdl prima e del Pdl poi, ossia i Riformatori Liberali di Marco Taradash, Benedetto Della Vedova (ora sottosegretario agli Esteri) e Peppino Calderisi. Altri hanno cambiato del tutto strada come Roberto Cicciomessere (informatico e consulente del lavoro) e Giovanni Negri (imprenditore si occupa a tempo pieno di vini nelle langhe piemontesi).

Ma nella scuderia radicale spicca un nome su tutti, quello di Francesco Rutelli, il cui sodalizio con Pannella è durato a lungo, sia pure tra alti e bassi: oltre ad aver guidato il Pr ha è stato leader anche dei Verdi prima, della Margherita poi, è stato ministro dell'Ambiente con Ciampi, ministro dei Beni culturali e vicepremier con Prodi, parlamentare, europarlamentare sindaco di Roma. E non è escluso un "bis radicale" per la guida della Capitale.

Un altro politico, di scuola pannelliana, Roberto Giachetti (attuale vicepresidente Pd della Camera), è il candidato del partito democratico a sindaco Roma. Anche Emma Bonino ha ricoperto incarichi chiave nel partito e ha segnato la storia radicale. Ed è forse l'unica, nel partito ad avere avuto un rapporto "alla pari" con Pannella. Anche se questo connubio è stato a volte penalizzante per lei. Ad esempio la "lista Bonino" trionfò alle elezioni del 1999 con un sorprendete 8-9% un tesoretto insperato che però non fu mai capitalizzato da Pannella. I maligni parlarono di gelosia. Fatto sta che la Bonino con la maturità si è resa sempre più indipendente dal grande capo. E' stata commissario europeo, ministro degli Esteri nel governo Letta, e ad ogni scadenza di settennato viene regolarmente indicata come papabile per il Quirinale.

    I rapporti sembra si siano incrinati in questo ultimo scorcio. Colpa della brutta malattia che ha colpito entrambi e che ha costretto la Bonino e lunghi periodi di assenza dal partito. Cosa che avrebbe contrariato Pannella: alla compagna di tante battaglie che le comunicava di avere un tumore non ha fatto sconti: "e io ne ho due!".

    Così l'endorsement di Pannella, se così lo si vuole intendere, è stato per "Ritina" come la chiamava negli ultimi giorni, ossia Rita Bernardini la più pannelliana dei pannelliani. "Ritina è sicuramente quella che potrebbe meglio onorare ciascuno di noi e la nostra storia", ha buttato là il vecchio leone. 

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