Politica

Governo: da riforma della Rai a scuola, le prossime scommesse e rischi di Renzi

In Parlamento arrivano le liberalizzazioni. Entro marzo anche nuove misure fiscali

Redazione Ansa

Riforma della scuola e della Rai, Italicum, liberalizzazioni, ultimi decreti attuativi del jobs act e delega fiscale. Sono questi i prossimi obiettivi che il governo Renzi punta a portare a casa. Un programma intenso annunciato dal premier il giorno del primo compleanno del suo governo la scorsa domenica che si dovrà misurare con i nuovi delicati equilibri del Parlamento anche dopo la rottura del Patto del Nazareno.

Ecco, il punto su questi provvedimenti:

Jobs act - Dopo il via libera alla legge delega, la 'cornice' del provvedimento sono stati approvati in via definitiva i primi due decreti attuativi del testo che prevedono l'addio all'articolo 18 per i nuovi assunti con il nuovo contratto a tutele crescenti. Nei provvedimenti è previsto, tra l'altro, l'allungamento della durata del sussidio di disoccupazione, lo stop ai contratti a progetto, la rimodulazione delle tipologie contrattuali, la possibilità di demansionamento in casi di ristrutturazione, l'allungamento dei tempi per la fruizione del congedo parentale facoltativo. Altri due decreti attuativi, varati dal Consiglio dei ministri, sono all'esame del Parlamento che deve esprimere un parere e poi torneranno i Cdm per il via libera definitivo. 

Delega fiscale - Rinviato, per l'assenza del ministro Pier Carlo Padoan che era all'Eurogruppo sulla Grecia, il via libera del Consiglio dei ministri a una serie di norme attuative della delega fiscale. Le misure dovrebbero tornare sul tavolo di Palazzo Chigi tra due settimane. Il capitolo di maggior impatto sui contribuenti riguardava il nuovo catasto, con una rivoluzione della classificazione degli immobili, un aggiornamento dei valori a quelli di mercato e la promessa di una invarianza di gettito per i contribuenti. Ma attese erano anche le norme per la Cooperative Compliance, per dare certezza alle grandi imprese, e quelle sulla fiscalità nazionale, per bloccare le multinazionali che giocano su più Paesi spostando in modo fittizio i profitti e pagare meno tasse. Erano in programma anche le norme sulla fatturazione elettronica, che dal 2017 avrebbero semplificato gli adempimenti per commercianti, artigiani e grande distribuzione, portando progressivamente ad un superamento dello scontrino. Ancora da sciogliere il nodo del 3% reddito imponibile sotto la quale non scatta la sanzione penale anche in caso di frode fiscale e della quale secondo alcune interpretazioni avrebbe potuto avvalersi Silvio Berlusconi. 

Liberalizzazioni  - Approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge sulla concorrenza che ora dovrà passare "le montagne russe del Parlamento" e sfidare la levata di scudi delle lobby. Nel testo entrano gli sconti per Rc auto, maggior trasparenza nei contratti di pay tv e telefonia e l'addio dal 2018 del mercato a maggior tutela per luce e gas. Puntano ad andare incontro ai cittadini anche alcuni interventi sulle professioni, come lo stop al ricorso ai notai per le transazioni sugli immobili non ad uso abitativo sotto i 100mila euro. Non si sa se passerà le forche caudine della nutrita pattuglia dei parlamentari avvocati anche la possibilità di avere soci di capitale all'interno di società ma il governo è determinato ad andare fino in fondo. 

Italicum e bicameralismo - Dopo il via libera del Senato il testo è approdato in commissione Affari Costituzionali alla Camera ma per il momento non è stato ancora messo all'ordine del giorno. Il governo punta ad approvare la riforma della legge elettorale a Montecitorio senza modifiche entro aprile. Deve fare però i conti con le limature richieste dalla minoranza Dem (contraria in particolare ai capilista bloccati), la rottura del Patto del Nazareno e l'inasprimento dell'atteggiamento delle opposizioni dopo il via libera a sola maggioranza alle riforme costituzionali. La modifica del bicameralismo perfetto, dopo il via libera della Camera, deve nuovamente passare il vaglio di Palazzo Madama dove i numeri danno meno agio alla maggioranza rispetto a Montecitorio.

Riforma Rai - Entro marzo il premier ha promesso di mettere mano alla tv pubblica con un disegno di legge ma, se il tempo dovesse stringere eventualmente anche via decreto. Non ci sarebbe ancora una data precisa per la presentazione in Consiglio dei ministri, ma il governo lavora a un testo articolato su più fronti: la revisione delle norme sulla governance, con la creazione di un vero amministratore delegato, un cda ridotto, forse a cinque membri, nominato in base a criteri che lascino la titolarità al Parlamento, ma prevedano meccanismi per garantire indipendenza dai partiti; la riforma del canone, per ridurre l'evasione; l'anticipo del rinnovo della convenzione, in scadenza nel 2016. L'orizzonte temporale è limitato: l'attuale vertice scade a fine aprile con l'approvazione del bilancio, ma la presidente Anna Maria Tarantola è entrata in carica a luglio. Il premier vuole arrivare al rinnovo in estate o, al massimo, in autunno con una nuova legge che riveda l'assetto, garantisca risorse certe, renda l'azienda competitiva e le restituisca il ruolo di "riferimento culturale in Europa".

Riforma della scuola - La prossima settimana approderanno in Consiglio dei ministri un disegno di legge e una legge delega di riforma della scuola. Tra le ipotesi in campo quella di poter destinare il 5xmille anche alla cultura e alla scuola. Obiettivi dichiarati del premier lo stop alle 'classi-pollaio' e gli scatti 'per merito'. Il ministro della Scuola, Stefania Giannini, ha annunciato la sparizione delle graduatorie e l'introduzione di una carriera per gli insegnanti. Prevista anche l'apertura di 3mila interventi di edilizia scolastica per mettere in sicurezza gli istituti.

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