Politica

Italicum, percorso e nodi della riforma

Partita più in discesa dopo che il Senato ha approvato l'emendamento Esposito

Foto d'archivio Ansa/Giorgio Benvenuti

Redazione Ansa

E' corsa contro il tempo per il governo per ottenere almeno il via libera del Senato all'Italicum prima che le Camere si riuniscano in seduta congiunta il prossimo 29 gennaio per votare per il Quirinale. Il percorso è comunuqe in discesa dopo che è stato approvato il cosiddetto super-canguro, l'emendamento a firma del 'turco' Stefano Esposito, che recepisce le modifiche al testo della Camera previste dall'Italicum 2.0. Il voto finale sul testo al Senato è previsto per il 27 gennaio. Poi la riforma del sistema di voto dovrà tornare all'esame di Montecitorio dove la partita è però senz'altro più semplice e il Pd può contare su ben altri numeri rispetto a Palazzo Madama. Sulle riforme, invece, alla Camera è stato deciso che il voto finale si tenga dopo l'elezione del nuovo inquilino del Quirinale anche se l'esame degli emendamenti verrà completato mercoledì 28 gennaio.

Ecco i nodi e le tappe della riforma.

IL PERCORSO DELLA RIFORMA - Licenziato dalla Camera il 14 marzo scorso, l'Italicum è approdato in commissione al Senato per la seconda lettura ma è stato di fatto 'congelato. Il 12 novembre l'iter del provvedimento è ripartito e il 26 è iniziata la discussione generale, la fase parlamentare dopo la quale si entra nel vivo con l'esame delle proposte di modifica. La presidente della commissione e relatrice del provvedimento, Anna Finocchiaro, ha presentato due emendamenti in commissione che contengono l'Italicum '2.0', ovvero, le modifiche al provvedimento uscito dalla Camera frutto dei nuovi accordi tra i partiti.

IL 'PRIMO' ITALICUM - Il testo licenziato dalla Camera prevede un premio di maggioranza alla coalizione che supera il 37%, con ballottaggio tra le prime due coalizioni se nessuno raggiunge questo "score". Ci sono poi le soglie: 12% per le coalizioni, 8% per i partiti che vanno da soli, 4,5% per quelli dentro le coalizioni. I seggi vengono assegnati in 120 collegi plurinominali dove sono eletti tra i 3 e i 6 deputati in listini bloccati.

L'ITALICUM 2.0 - La nuova proposta, contenuta nell'emendamento Esposito, è quella di un sistema elettorale più vicino al 'Mattarellum' e prevede il premio alla lista (e non alla coalizione) che prende il 40% dei voti (non più il 37%) e un eventuale ballottaggio, uno sbarramento al 3% (e non più all'8%) per i partiti non coalizzati e del 4,5% per quelli coalizzati (con le coalizioni che devono superare il 12%), 100 collegi plurinominali con preferenze (e l'obbligo di alternanza di genere) ma con i capolista bloccati.

CONSULTELLUM - Se la legge elettorale non dovesse essere cambiata e si dovesse andare a elezioni anticipate si andrebbe alle urne con il cosiddetto 'Consultellum', il sistema che risulta dalle modifiche chieste dalla Corte Consulta al Porcellum. Una sorta di proporzionale puro che, di certo, poco piace al premier. Nell'Italicum 2.0 è prevista una clausola che prevede l'entrata in vigore della nuova legge elettorale dal 2016.

IL NODO DEL SENATO - L'Italicum vale solo per la Camera in attesa dell'approvazione delle riforme che vedrebbero Palazzo Madama non più elettivo. Ma, esiste un complicato 'nodo Senato' in caso si dovesse andare a votare dopo l'approvazione dell'Italicum e prima di quella delle riforme. I costituzionalisti, sul punto, sono divisi tra chi chiede una norma transitoria per il Senato e chi dice che per questo puo' andar bene il Consultellum. Ma anche puntare su una norma transitoria per il Senato e' complicato. L'estensione dell'Italicum al Senato e' impraticabile, perche' un doppio turno con due Camere rischia di portare a due ballottaggi diversi. In piu' c'e' il dubbio che un premio di maggioranza su scala nazionale sia incostituzionale per il Senato, che deve essere eletto su base regionale. 

 

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