Medio Oriente

Diario da Gaza - 22 LUGLIO - Fuga dal fuoco israeliano nel nord di Gaza

Le testimonianze di sopravvissuti e soccorritori

Redazione Ansa

22 LUGLIO - Fuga dal fuoco israeliano nel nord di Gaza - Il terrore negli occhi e un fagotto tra le mani. La macchina bellica israeliana ha accresciuto la scorsa notte la pressione sul Nord della Striscia di Gaza costringendo con intensi bombardamenti decine di migliaia di persone ad abbandonare in gran fretta le proprie abitazioni per andare a raggiungere gli altri 135mila sfollati che da giorni gremiscono le infrastrutture dell'Unrwa (l'Ente dell'Onu per i profughi) e ormai anche le strade e i giardini pubblici. Il numero dei morti ha oggi sorpassato quota 600. Eppure Hamas insiste nel proclamare di aver di fatto sconfitto il nemico e di avergli assestato colpi pesanti. E nelle strade di Gaza i combattenti di Hamas si sono già guadagnati un alone di prestigio che ancora due settimane fa forse non avevano. La notte è stata tempestosa per gli abitanti dei rioni di Sheikh Zayed e di Tel Zaatar, attigui a due aree (Beit Hanun e Beit Lahya) dove da giorni le forze terrestri israeliane sono impegnate in duri scontri. Quando l'artiglieria di Israele ha iniziato ad infierire sulle sue abitazioni, la gente di Sheikh Zayed e Tel Zaatar si è riversata nelle strade in preda alla paura. Negli occhi molti avevano le immagini del rione Sajaya, dove domenica decine di persone sono rimaste uccise e dove adesso l'esercito israeliano è impegnato in demolizioni sistematiche degli edifici. E' stata una fuga di persone particolarmente povere, per lo più correvano a piedi. Di conseguenza non potevano portare con sé grandi cose: qualche capo di abbigliamento e sacchetti con i documenti più importanti della famiglia, nel timore che andassero perduti. Poi per loro è stato lo smarrimento, in istituzioni che ormai crollano sotto il peso degli sfollati. Ma si sono viste anche scene di solidarietà umana: "Venite qua, venite qua", è stato detto a chi fuggiva da chi, per caso, poteva offrire loro un tetto di fortuna, uno scantinato o un capannone. Nel vicino campo profughi di Jabalya, la tensione è salita in parallelo perché i suoi 70mila abitanti si rendono conto, da una semplice occhiata alla carta geografica, che saranno loro il prossimo obiettivo dell'esercito israeliano. Finora le truppe israeliane sono penetrate solo di pochi chilometri: nel Nord della Striscia; nella zona centrale (Sajaya e Zaitun) e in quella meridionale (Rafah e ad est di Khan Yunes). Ma per ora non sono entrate nelle aree più densamente popolate di Gaza City, dove adesso sono stipate masse di sfollati. A loro manca tutto: materassi, vestiti, cibo. L'Unrwa ha chiesto aiuti immediati per 60 milioni di dollari e la presenza in zona del segretario generale dell'Onu Ban ki-moon fa sperare che essi possano presto essere organizzati. Ma una delle urgenze riguarda le ripercussioni della guerra sui bambini di Gaza. Secondo l'Unicef, finora ne sono rimasti uccisi 121, di cui una ventina nei combattimenti di Sajaya. Due terzi dei bambini non avevano nemmeno 12 anni. L'Unicef calcola che 72 mila bambini necessitino di aiuti psicologici immediati: ma lo staff presente a Gaza è largamente insufficiente. Se il quadro umanitario va considerato catastrofico, l'andamento della guerra - secondo Hamas - sta invece svolgendosi in maniera più che lusinghiera. In un colloquio con l'ANSA Mustafa al-Sawaf, un dirigente di Hamas, ha evidenziato oggi che i combattimenti a distanza ravvicinata e le operazioni condotte dall'ala militare Ezzedin al-Qassam nello stesso territorio israeliano dimostrano che "la resistenza armata è riuscita a imporre un deterrente notevole". I razzi sparati incessantemente su Israele malgrado i bombardamenti a tappeto, le continue infiltrazioni di commando palestinesi dal mare o da sotto terra, i droni inviati nei cieli di Israele, le ingenti perdite inflitte alle forze di terra e adesso anche "il rapimento di un soldato" dimostrano in maniera eloquente - secondo Sawaf - che l'andamento del conflitto è favorevole a Gaza. "Questa campagna è l'ultima battaglia prima della liberazione totale e definitiva della Palestina", ha assicurato nei giorni scorso il braccio armato di Hamas, in un messaggio registrato. E adesso, quando passano per strada, i suoi uomini sono seguiti dagli sguardi di ammirazione dei passanti.

Leggi l'articolo completo su ANSA.it