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La sfida di von der Leyen: 'Difendiamo l'Ue da Putin'

La leader del Ppe cerca il bis, priorità sicurezza e migranti

Redazione Ansa

Spitzenkandidatin da febbraio, ora ufficialmente in corsa per un bis complicato da raggiungere. Bersagliata dalle polemiche su nomine e inchieste a suo carico, Ursula von der Leyen mostra il volto della sua campagna elettorale dal palco del congresso di Nea Demokratia ad Atene. Un intervento di quattordici minuti per esortare il suo Partito popolare a "rimboccarsi le maniche" a meno di sessanta giorni dal voto. Il centro del programma della leader tedesca nata a Bruxelles e cresciuta ad Hannover poggia sulla "sicurezza". L'Europa, è il suo guanto di sfida, va difesa dai populisti "amici di Putin" e "dagli attacchi ibridi di Mosca". Eppure, i patti con la platea non sono ancora chiari: non sulla geometria delle alleanze a destra, né sulla solidità della sua candidatura.

E a sintetizzare l'incertezza è il vicepremier Antonio Tajani: "E' molto presto per capire come andranno a finire le cose", ha osservato. Tanto che i piani B che il Ppe potrebbe giocarsi dopo il voto sono più di uno: dalla presidente dell'Europarlamento, Roberta Metsola, al premier greco Kyriakos Mitsotakis. Le parole che von der Leyen usa per aprirsi la strada verso la riconferma alla guida di Palazzo Berlaymont seguono il copione delle ultime settimane. Il 6-9 giugno "c'è molto in gioco" e "la nostra Europa pacifica e unita è messa alla prova come mai prima d'ora sia dall'interno che dall'esterno", ha avvertito la presidente scagliandosi contro AfD, il Rassemblement National di Marine Le Pen, e i polacchi di Konfederacia che vogliono "riscrivere la storia, sabotare il futuro e distruggere l'Europa".

Per il prossimo futuro, con la guerra che "non appartiene al passato" e Kiev da sostenere, l'ex ministra tedesca invoca una "nuova frontiera della difesa", una questione sulla quale "non può esserci un ritorno all'innocenza". Un quadro a cui si affianca anche la migrazione, sulla quale soltanto l'Europa può decidere, "non i trafficanti". Nessun riferimento invece al conflitto a Gaza che in più di un'occasione l'ha messa in difficoltà. Per realizzare il suo programma von der Leyen ha però bisogno del sostegno interno e di alleanze solide che ancora mancano. Sondaggi alla mano, la sua maggioranza Ursula - costruita nel 2019 soprattutto con Socialisti e Liberali - da sola potrebbe non reggere. L'apertura a destra e ai Conservatori (Ecr) di Giorgia Meloni - che pure nelle parole del deputato di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli mostrano apprezzamento per la linea sui migranti - resta un rebus: osteggiata da alcuni all'interno del Ppe per la presenza di partiti anti-Ue tra le file dell'Ecr, e incerta all'interno degli stessi Conservatori, che nelle prossime settimane potrebbero scegliere un proprio Spitzenkandidat.

Nell'ultimo mese, poi, le bordate indirizzate alla tedesca dai Liberali sono state molteplici, dal commissario francese Thierry Breton, al ministro delle Finanze tedesco tedesco Christian Lindner. Baruffe da clima pre-elettorale a cui si aggiungono il ritorno sulle prime pagine dell'inchiesta che coinvolge von der Leyen sul Pfizergate e la bufera scatenata dalle nomine del fedele Markus Pieper come inviato Ue per le Pmi e del suo capo di gabinetto, Bjorn Seibert, come coordinatore della campagna. Senza contare i dubbi di chi - come Emmanuel Macron - preferirebbe una figura super partes come Mario Draghi. Per i futuri equilibri, è la profezia della testata Politico nella sua classifica degli eurodeputati da "seguire", a giocare un ruolo chiave saranno i Conservatori di Meloni con il co-presidente del gruppo, Nicola Procaccini, e gli euroscettici come il delfino di Marine Le Pen, Jordan Bardella. Dopo il voto, quando i leader dei 27 si riuniranno per decidere le caselle apicali dell'Ue, nella sintesi di Tajani, servirà "tempo".
   

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