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IL REPORTAGE/ Gli italiani via da Kiev, ambasciata a Leopoli

L'inviato dell'ANSA sul convoglio che ha lasciato la capitale

Una strada di Kiev

Redazione Ansa

SULLA STRADA PER LA MOLDAVIA - Oltre 100 italiani messi in salvo, tanti bambini, persino neonati. Partiti da Kiev mentre le tv di tutto il mondo mostravano le immagini dei tank russi sempre più vicini alla capitale ucraina. Le famiglie, che ormai da quasi una settimana erano ospitate nella residenza dell'ambasciatore Pier Francesco Zazo, sono state caricate a bordo di due pullman e poi via, verso la Moldavia.

    Con una rotta limata sino all'ultimo istante, perché nel mentre la realtà sul campo nei dintorni di Kiev stava mutando rapidamente. "Io sono pronto a restare fino all'ultimo", aveva detto Zazo proprio all'ANSA pochi giorni fa nel pieno dei bombardamenti. Quel momento alla fine è arrivato, e l'ambasciata si è spostata a Leopoli: troppi i rischi di restare. Anzi.

    L'Italia è stata l'ultima dei grandi Paesi europei, per non dire occidentali, ad aver mollato. Zazo è salito a bordo di uno degli autobus. Ed è riuscito a portare con sé anche 20 bambini, sei dei quali neonati, che aveva accolto in ambasciata per garantirgli un rifugio sicuro.

    La fuga dalla capitale ucraina è andata liscia, nonostante gli infiniti controlli e un'atmosfera ormai da assedio medievale. Kiev infatti è protetta da almeno tre anelli di check-point, dove i soldati controllano i documenti sia in ingresso sia in uscita. I raccordi sono disseminati di cavalli di Frisia. Ai lati delle strade, in corrispondenza dei check-point, ma non solo, si scavano le trincee, con tanto di sacchi di sabbia. I soldati sono armati di mitragliatrici e piccola artiglieria. Qua e là si scorgono casematte di cemento.

    I cartelli con le indicazioni stradali sono stati tutti anneriti per confondere i militari russi e bloccarne il cammino.
    Il convoglio di oggi segue quello organizzato ieri, che ha riportato in patria una prima ondata di sfollati. "Siamo stati accolti nell'abitazione dell'ambasciatore che ci ha messo a disposizione cibo e un rifugio", testimonia un connazionale.

    "Ora sono al sicuro in Italia, ma sento dagli amici ucraini che la situazione a Kiev è molto peggiorata e i rischi di un attacco sulla città sono concreti. Spero davvero riescano a mettersi in salvo e che questa guerra disumana e senza senso finisca al più presto". L'ambasciatore, racconta Luciano Luci, un altro degli italiani che sono riusciti a tornare a casa con il primo convoglio, "ci ha salvato la vita, ha messo a disposizione la sua residenza a 105 persone". Ora è al sicuro, nella sua Firenze, ma anche lui parla delle ultime notti riempite da continui allarmi e tanta paura.

    La preoccupazione per il futuro dell'Ucraina, dove tanti degli italiani sfollati dall'ambasciata in questi due giorni avevano scelto di crearsi una vita, rimbalza di bocca in bocca, un occhio al telefono e uno alla strada. Che verso la Moldavia - dove sono portati i civili mentre Zazo sarà presto a Leopoli - è lunga e insidiosa. È una cavalcata salvifica via dal gorgo nero in cui sta drammaticamente sprofondando Kiev, ma il pensiero costante è per chi rimane. 

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