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Ambasciatore pachistano in Italia: 'Profughi in Pakistan? Sono già milioni, e c'è Covid'

Su Kabul 'prima di giudicare, vediamo i fatti'

Redazione Ansa

(di Patrizio Nissirio)
Il Pakistan non intende diventare un colossale campo profughi per gli afghani in fuga dai talebani, visto che ne ospita già milioni, e per giunta un massiccio afflusso di rifugiati - che al momento non c'è - rappresenterebbe anche un grave rischio sanitario, in tempi di pandemia da Covid: lo ha detto l'Ambasciatore pachistano in Italia, Jauhar Saleem, nel corso di una conferenza stampa online. L'idea ventilata da diversi leader europei, per i quali in cambio di aiuti i profughi afghani potrebbero essere accolti nei paesi limitrofi della regione, Pakistan in primis, non piace a Islamabad: "Negli ultimi 30-40 anni il Pakistan ha accolto il maggior numero di rifugiati al mondo, ora ce sono circa 4 milioni - osserva Saleem - e questo senza avere le risorse di cui dispongono alcuni paesi europei. Li abbiamo sempre accolti a condizione che, quando la situazione l'avrebbe permesso, sarebbero tornati in patria: ma questo non è avvenuto. Il Pakistan non ha al momento questa capacità di accoglienza. E vi ricorderete quando i siriani arrivarono in Europa. Nonostante le grandi risorse di Germania ed altri paesi, quell'ondata provocò crisi politiche, e l'Europa non fu in grado di accogliere tutti quei rifugiati. In più ora c'è la pandemia, e noi vogliamo che il Covid resti sotto controllo. Finora abbiamo operato bene, siamo un paese di 225 milioni di abitanti, e vogliamo restare cauti".
Per il diplomatico, in ogni caso, "al momento non osserviamo nessuna ondata di profughi al confine, le evacuazioni avvengono attraverso l'aeroporto di Kabul. E in questa fase noi assistiamo tutti, compresa l'ambasciata d'Italia, per favorire l'uscita dal Paese di diplomatici, membri delle ong ed altro personale. Dobbiamo vedere la situazione per quel che è in questo momento, non andare per ipotesi".

Con lo stesso pragmatismo, Saleem valuta la situazione in Afghanistan dopo la presa del potere da parte dei talebani, sottolineando che bisogna "evitare percezioni errate, di cui anche il Pakistan è stato vittima, quando si diceva che quel che succedeva era colpa del Pakistan, mentre i problemi erano interni all'Afghanistan". "Non ci sono state grandi violenze nelle strade - osserva - e le prime dichiarazioni da Kabul sono incoraggianti; sui diritti umani fondamentali, sull'istruzione, sui diritti delle donne, sulla loro partecipazione al governo. Noi siamo speranzosi. Prima di giudicare, dobbiamo vedere i fatti".
L'ambasciatore sottolinea come il Pakistan abbia avuto un ruolo costruttivo nel favorire il dialogo, con l'obiettivo di una "pace duratura. Il Pakistan pensa che tutte le parti debbano essere rappresentate in un futuro governo, tutti i gruppi etnici, così che ci sia una prospettiva di pace per gli afghani. Ma sempre nel rispetto del principio di non interferenza".
Infine, un riferimento al colloquio telefonico odierno con Matteo Salvini: "Con il senatore Salvini abbiamo avuto una discussione produttiva, ed eravamo già stati in contatto in precedenza. Ha espresso il forte auspicio che la situazione nella regione e tra Afghanistan e Pakistan si muova verso la pace e la stabilità. Ci siamo trovati d'accordo sul fatto che è molto importante che la comunità internazionale resti impegnata in Afghanistan". 
   

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