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Catalogna, gli anziani simbolo della 'resistenza'

'Sono 300 anni che aspettiamo'. File ai seggi malgrado i blitz

Redazione Ansa

Molti di loro aspettavano questo giorno dai tempi del franchismo e così sono stati 'i vecchi' tra i maggiori protagonisti della resistenza pacifica all'intervento forse più clamoroso dello Stato spagnolo dopo la fine della dittatura, quattro decenni fa. Le immagini dell'anziana ferita alla testa dalla polizia nazionale durante lo sgombero di un seggio a Barcellona è diventata subito un simbolo del referendum per l'indipendenza della Catalogna. Quella di un'altra donna di una certa età portata via di peso dagli agenti antisommossa ha indignato nella lunga mattinata di Barcellona i cittadini in fila ai seggi. In un'atmosfera di tensione progressivamente sempre più alta, le strade della metropoli catalana si sono riempite di gente nei pressi dei seggi improvvisati in scuole e centri civici, dai quartieri alto borghesi a quelli centrali a quelli multietnici o di periferia. Una lunghissima giornata che ancora non è finita a 'Barna', come la chiamano affettuosamente i barcellonesi.


    Nonostante l'intervento energico delle forze dell'ordine nazionali, nella capitale catalana e nel resto della regione autonoma i cittadini intenzionati a votare nonostante tutto sono rimasti in strada. "Abbiamo aspettato 300 anni, che sarà qualche ora in più", diceva Rafael davanti alla scuola Itaca nel quartiere di Les Corts, alle prime ore del mattino. Alludeva alla fine dell'autonomia catalana sotto la monarchia spagnola nel diciottesimo secolo. Intorno decine di persone, quando ancora era buio, aspettavano l'apertura del seggio occupato da due giorni da giovani, genitori e bambini. La prima emozione é l'arrivo delle urne e delle schede, intorno alle 6.30, con un blitz rapidissimo in un corridoio formato tra i votanti, la porta della scuola aperta e subito richiusa. Poi arriverà il presidente di seggio e spiegherà in piedi su una sedia come votare senza buste, come piegare la scheda. "Votarem!", Voteremo, é il grido che si alza a ogni occasione. Intorno molte persone anziane, sedute su sedie portate da casa. Le faranno votare per prime e all'uscita saranno accolte da applausi, come dovunque.

"E' una questione di soldi, ma anche di dignità", sintetizza Albert, 58 anni. Vogliono l'indipendenza perché Madrid li ha sempre sfruttati, dicono. A metà mattinata girano sui social e sulle chat le notizie dei primi blitz violenti di polizia nazionale e Guardia Civil nei seggi di Barcellona e delle altre province catalane. A Gracia ci sono andati pesanti per entrare nel seggio e sbaraccare i seggi. "Uno Stato repressore mostra il suo vero volto", commenta Carmen. Ci si organizza per accogliere con una resistenza passiva le forze dell'ordine. "Prendete sotto braccio la persona alla vostra destra e alla vostra sinistra", spiega un giovane alle centinaia in attesa. Due Mossos guardano a distanza. La polizia catalana, mai amata dalla sinistra, specie quella antagonista, oggi é beniamina per tutti. "Speriamo che vengano solo loro", sussurra qualcuno.

Al Colegio Collaso i Gil, nel multietnico quartiere del Raval, vicino alla Rambla della strage dell'Isis, si balla e si canta nel grande cortile e fuori, in una roccaforte dell'indipendentismo militante. "El pueblo unido jamas serà vencido" lo slogan, mentre ieri gli unionisti urlavano sulle stesse note "La Spagna unita non sarà mai sconfitta". Ogni tanto un falso allarme sull'arrivo della polizia e le file si serrano davanti al cancello. Sui social corrono le direttive per aggirare la guerra anche telematica del governo centrale, su WhatsApp la paranoia dell'infiltrato della polizia ai seggi impazza. Piovono filmati di cariche della polizia, di gente trascinata a forza fuori dalle scuole, presa a calci dagli scarponi dei celerini spagnoli.

Una ragazza in un audio racconta che le hanno spezzato una a una tre dita e l'hanno anche palpeggiata. Lo ripeterà in ospedale con la mano fasciata e davanti alla telecamera. Molti racconti non sono verificabili al momento, ma la tensione non impedisce ai catalani pro referendum - e quasi tutti pro indipendenza - di restare ore in fila per votare, in tutti i seggi dove la legge di Madrid non é arrivata. Al centro anziani di Sant Antoni, quartiere borghese, sono centinaia in attesa festosa ancora a metà pomeriggio. "Abbiamo dimostrato che se il popolo vuole esprimersi, può farlo contro tutto e tutti", dice Mercedes, che avrà appena l'età per depositare la scheda nell'urna.

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