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Tra i profughi che attraversano la Serbia

Hosni vuol fare il medico.Yasin,100km a piedi con una sola gamba

Migranti: il viaggio della speranza

Redazione Ansa

Una selva di mini-tende tra il brulicare di uomini, giovani donne col capo velato, bambini di tutte le eta', tutt'intorno - tra rifiuti, cartacce, resti di cibo e aria maleodorante - panni e abiti ad asciugare al sole, scarpe malandate con i segni evidenti di lunghe e dolorose traversate a piedi, sacchi a pelo ammassati e pronti per l'uso della prossima notte: cosi' si presenta in questi giorni a Belgrado il Park Bristol, la grande spianata antistante la principale stazione ferroviaria e di autobus della capitale serba, diventata un enorme bivacco, il quartier generale di migranti e profughi in viaggio lungo la 'rotta balcanica' e diretti in Ungheria, da dove contano di raggiungere Paesi prosperi del nord Europa, in particolare Germania, Austria, Olanda, Svezia. Sono in gran parte cittadini siriani, iracheni, afghani in fuga da guerre e poverta' e con la speranza di una vita piu' umana e dignitosa in Europa. Le tende in tanti le hanno comprate in Grecia per 15 euro, il sacco a pelo e' costato 10 euro. "Studiavo medicina a Damasco, ma ho interrotto gli studi e ho deciso di lasciare il mio Paese, la Siria, perche' li' per la guerra e le violenze senza fine non e' più possibile vivere", ci dice in inglese Hosni, giovane 26enne, che afferma di aver trascorso un periodo in prigione a Damasco per false accuse legate al furto dei suoi documenti di identità. "Sono giunto qui in Serbia con mio fratello e voglio andare in Germania per proseguire i miei studi di medicina", aggiunge il giovane profugo che precisa di aver lasciato la Siria l'11 agosto. A pochi metri, su uno spiazzo libero di masserizie e rifiuti, dei ragazzini giocano a pallone, apparentemente spensierati, a pochi metri da un autobus già pieno di migranti, che si accinge a partire per la frontiera ungherese. "Io sono qui con mia moglie e tre figli di sette e cinque anni, e l'altro di quattro mesi", afferma Ahmed, anch'egli siriano, che ha l'aria distinta di un possibile professionista o intellettuale, in mano un cellulare di ultima generazione. "Partiremo domani con il bus per Subotica (al confine con l'Ungheria, ndr). Nel mio Paese non era piu' possibile restare e dare un futuro ai nostri figli. Non c'e' lavoro non c'e' danaro", aggiunge Ahmed che intende recarsi in Olanda o in Svezia, e che ringrazia la Serbia per il buon trattamento che a suo avviso riserva ai profughi. Non lontano dal parco della stazione si trova un punto di distribuzione viveri, abiti e altri generi di prima necessita', sorto su iniziativa di Mixer House, una istituzione culturale serba nata da poco nel quartiere alternativo di Savamala, sulle rive del Danubio. Tra i tanti alla ricerca di capi di vestiario e cibo offerti da privati cittadini colpisce la presenza di Yasin Alamaya, 42 anni, che ha una gamba sola, una lunga tunica color ocra e che cammina con le stampelle.
    "Sono di Damasco, ho attraversato Turchia, Grecia, Macedonia e sono diretto in Ungheria, da dove intendo recarmi poi in Germania. Un centinaio di km li ho percorsi a piedi dalla Grecia", afferma con sorprendete naturalezza. "La gamba, aggiunge, l'ho persa nella guerra che sta distruggendo il mio Paese". Si avvicinano sorridenti Kaisin e Mohammed, due giovani fratelli di 21 e 12 anni partiti da soli da una località presso Damasco. "Un nostro fratello di 24 anni e' stato ucciso in guerra. Li' non si può piu' stare, cosi' siamo scappati. Siamo arrivati qui a piedi dalla Macedonia e vogliamo andare in Germania, li' abbiamo degli amici". Mohammed, un profugo siriano di etnia curda, ci dice a sua volta di essere andato a lavorare per un anno in Iraq per raccogliere il denaro necessario a pagare la traversata verso la sognata Europa. Mille dollari per la sola traversata dalla Turchia alla Grecia.
    Intanto intorno al parco-bivacco della stazione, dove un siriano residente a Belgrado ha aperto un punto ristoro che offre una sola pietanza siriana a base di riso e pollo, sono in tanti i tassisti in trattative con migranti desiderosi di partire al più presto per il nord, dove li aspetta pero' la barriera metallica e di filo spinato innalzata dalle autorita' ungheresi. L'odissea sulla 'rotta balcanica' continua... (ANSA)

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