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Banksy "arrestato", ma è una bufala. Il National Report colpisce ancora

Sito web americano 'svela' identità e rilancia la notizia, ma è falso

Redazione Ansa

È una bufala la notizia dell'arresto - con tanto di rivelazione dell'identità - di Banksy, l'artista e attivista politico che ha fatto dei murales un'arte e che si nasconde dietro le sue opere, tra Londra e New York. A colpire ancora è il sito satirico americano National Report che più di una volta ha fatto cadere in errore non solo gli internauti ma anche testate internazionali.

Secondo l'articolo che ha dato origine alla bufala e al successivo passaparola virale in rete, Banksy sarebbe stato arrestato dalla Metropolitan Police di Londra dopo ore di interrogatorio nel suo studio londinese. Sarebbero stati finalmente rivelati anche il suo vero nome e la sua identità: Paul Horner 35 anni, originario di Liverpool. La notizia fa il giro dei social, anche in Italia, tanto che Banksy è schizzato in testa ai termini più cercati nel nostro Paese su Google.

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Tanto clamore per nulla: la notizia si è rivelata totalmente falsa. Secondo quanto riportato dal Telegraph, Scotland Yard ha confermato che la storia raccontata da National Report è fasulla. "Non siamo a conoscenza dell'arresto di Banksy a Watford - ha riferito un portavoce - o in altro luogo". Il Telegraph nota anche delle discrepanze nel racconto del National Report che potevano già far presumere la bufala: ad esempio, scrive l'edizione online del giornale britannico, il report cita il "London Police Chief Lyndon Edwards", che è un nome fittizio, e utilizza una foto di un arresto davanti al Notting Hill Carnival del 2011.

Il National Report è un sito costruito esclusivamente a base di bufale: quella messa oggi in prima pagina, ad esempio, annuncia che 17 bambini dell'asilo in Texas hanno contratto Ebola dopo esser entrati in contatto con uno studente liberiano.

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