Medio Oriente

Isis entra nella città di Kobane

I jihadisti sono penetrati nella periferia sudovest

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Redazione Ansa

I miliziani jihadisti dello Stato islamico (Isis) sono entrati nella zona sudovest di Kobane, in Siria a ridosso del confine con la Turchia. Lo riferisce la Cnn in arabo citando fonti curde. Un corrispondente dell'emittente al confine parla di scambi di armi automatiche nella zona e bombardamenti sulla zona est.

Ankara: 'Faremo di tutto per difendere Kobane'

La Turchia farà "tutto il possibile" per impedire che i jihadisti dell'Isis conquistino la città siriana di Kobane, al confine con la Turchia. Lo ha assicurato il premier turco Ahmet Davutoglu. "Abbiamo teso la mano ai nostri fratelli di Kobane", ha aggiunto in un'intervista al canale Haber-Atv, dopo che ieri sera il parlamento turco ha dato il suo via libera all'invio di truppe contro l'Isis in Siria e in Iraq.

Damasco, intervento turco sarebbe un'aggressione

Damasco considererebbe un intervento militare turco in Siria come una "aggressione". Lo ha affermato oggi il ministro degli Esteri siriano Walid al Muallem all'indomani della risoluzione del Parlamento turco che ha autorizzato un'azione militare di Ankara contro l'Isis in Siria e in Iraq.

Merkel, tutto il mondo deve reagire
"Tutto il mondo è chiamato a reagire" alla minaccia dei terroristi dell'Isis: lo ha detto Angela Merkel oggi ad Amburgo, parlando in occasione della Festa nazionale dell'Unità. "La brutale avanzata" dei miliziani in Siria ed in Iraq deve essere fermata, ha sostenuto la cancelliera, sottolineando che il problema non si risolve da solo.

Alfano, nessuna infiltrazioni tra immigrati ma allerta alto
"Non si può fare un'equazione tra immigrazione e terrorismo, anche perché molte di queste persone spesso scappano da guerre e da persecuzioni ma con lo stesso elemento di responsabilità con cui diciamo questo dobbiamo anche dire che nessuno può escludere alcuni rischi di infiltrazione". Lo ha detto il ministro dell'Interno Alfano in visita a Tunisi." Non ne abbiamo traccia-aggiunge - abbiamo fatto anche verifiche recenti e abbiamo escluso che si tratti di cellule jihadiste o terroriste, ma il nostro livello di allerta resta alto".

(di Alberto Zanconato) - Mentre la minaccia jihadista si avvicina alla frontiera dalla vicina Siria, il Parlamento turco dà il via libera a operazioni militari contro lo Stato islamico (Isis) nella stessa Siria e in Iraq, oltre che all'uso del territorio turco per le forze degli altri Paesi che fanno parte della Coalizione internazionale guidata dagli Usa. Le forze jihadiste combattono a poche centinaia di metri dal centro di Kobane, la terza città curda, nel nord della Siria, di cui cercano di impossessarsi da quando hanno lanciato una vasta offensiva nella regione, il 16 settembre scorso. Alcune centinaia di membri delle milizie di autodifesa curde (Ypg) oppongono un'accanita resistenza rimanendo asserragliati nella città, da cui nei giorni scorsi 160.000 civili sono fuggiti cercando scampo in territorio turco. Sedici combattenti dell'Isis e 7 combattenti curdi sono rimasti uccisi negli ultimi scontri, secondo l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Ma parlando davanti al Parlamento il presidente Recep Tayyip Erdogan ha messo in chiaro che, insieme alla lotta contro gli estremisti musulmani sunniti, resta una priorità di Ankara la fine del regime di Bashar al Assad. Sempre in Siria alcune centinaia di persone hanno partecipato a una manifestazione a Homs, riconquistata nella primavera scorsa dalle forze lealiste, per chiedere la destituzione del governatore, che accusano di avere nascosto la gravità di un duplice attentato in cui ieri sono morte 53 persone, di cui 46 bambini. Secondo l'Ondus, i funerali delle vittime, si sono trasformati in una protesta con un sit-in.

Il governo australiano ha dato il via libera a partecipare ai raid contro l'Isis in Iraq. Lo ha annunciato il premier Tony Abbott sottolineando che i terroristi dello Stato islamico "hanno dichiarato guerra al mondo e devono essere fermati", secondo quanto riportato dalla Bbc. Il governo australiano ha anche deciso di dispiegare in Iraq "truppe speciali per assistere le forze irachene a pianificare e coordinare le operazioni ma non per partecipare direttamente a missioni militari".

I raid della Coalizione internazionale sulle posizioni dei jihadisti non sono bastati negli ultimi giorni a fermare l'avanzata dello Stato islamico, dal sud e dall'est di Kobane. E se la città dovesse cadere nelle sue mani, l'Isis si troverebbe a controllare un vasto settore della frontiera con la Turchia. E' questo pericolo ad avere determinato il cambio di rotta di Ankara, in un primo tempo restia ad entrare nell'alleanza con gli Usa per combattere lo Stato islamico. Un cambiamento favorito anche dalla liberazione di 46 ostaggi turchi che da giugno erano tenuti prigionieri dai jihadisti a Mosul, in Iraq. La nuova politica interventista del governo ha ottenuto un appoggio convinto dal Parlamento, che ha approvato la proposta con una schiacciante maggioranza di 298 voti favorevoli e 98 contrari.

Ma parlando davanti al Parlamento il presidente Recep Tayyip Erdogan ha messo in chiaro che, insieme alla lotta contro gli estremisti musulmani sunniti, resta una priorità di Ankara la fine del regime di Bashar al Assad. Sempre in Siria alcune centinaia di persone hanno partecipato a una manifestazione a Homs, riconquistata nella primavera scorsa dalle forze lealiste, per chiedere la destituzione del governatore, che accusano di avere nascosto la gravità di un duplice attentato in cui ieri sono morte 53 persone, di cui 46 bambini. Secondo l'Ondus, i funerali delle vittime, si sono trasformati in una protesta con un sit-in.

In fuga dall'Isis: profughi curdi al confine turco in un video pubblicato su Facebook da Kazım Kizil

 

 

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