Medio Oriente

Al Baghdadi, il califfo che terrorizza l'Occidente

Chi è il leader dell'Isis considerato il nuovo Bin Laden

Un frame tratto da Youtube mostra il califfo dello "stato islamico" tra Iraq e Siria, Abu Bakr Al Baghdadi.

Redazione Ansa

Abu Bakr al Baghdadi, il 'Califfo' nero dello Stato islamico (Isis), leader di decine di migliaia di miliziani qaedisti, che stanno mettendo a ferro e fuoco l'Iraq centro-settentrionale e la Siria, è il nuovo Bin Laden che terrorizza l'America. Sulla testa di quello che secondo il Time è "l'uomo più pericoloso al mondo" gli Stati Uniti hanno messo una taglia di 10 milioni di dollari. Ma nessuno sa dove si trovi e su di lui si sa ben poco: è nato da una famiglia sunnita nel 1971 a Samarra, città simbolo dello sciismo.

Il nome di battesimo è Awwad al Badri. L'epiteto attuale è composto dal nome di uno dei primi quattro califfi dell'Islam con l'aggiunta dell'origine geografica della città dove è cresciuto: Baghdad. I suoi agiografi su internet lo descrivono come "discendente dal profeta Maometto", requisito necessario nel curriculum di ogni leader islamico che si rispetti.

La sua 'carriera' comincia alla periferia di Baghdad all'ombra dell'invasione anglo-americana del 2003. L'allora 32enne Awwad forma un gruppuscolo armato e si unisce alle formazioni jihadiste. Nel 2005 finisce nelle mani dei soldati americani. E passa quattro anni in una prigione nel sud della capitale: una circostanza che gli darà notorietà e legittimità. Ma anche una invidiabile rete di contatti nell'ambiente qaedista.

Quando il 18 aprile del 2010 l'allora capo dello Stato islamico dell'Iraq - Abu Omar al Baghdadi - viene ucciso, i vertici della piattaforma nominano responsabile del gruppo Abu Bakr, da poco tornato in libertà. Un mese dopo, il 16 maggio, è proprio il nuovo leader ad annunciare la sua alleanza con al Qaida, guidata da Ayman al Zawahiri. Da allora Baghdadi comincia di fatto a sfidare l'autorità del medico egiziano, successore di Bin Laden (ucciso nel 2011) e rintanato sulle montagne tra Pakistan e Afghanistan. L'azione terroristica dello Stato islamico riprende vigore e il gruppo si stabilisce nella turbolenta regione di al Anbar, nelle regioni desertiche a ridosso del confine siriano.

Con l'inasprirsi della guerra siriana nel 2013 e con il ritiro improvviso delle truppe del presidente Bashar al Assad dalle zone di Raqqa e dall'est di Dayr az Zor, alla frontiera con l'Iraq, per gli uomini di Baghdadi è un gioco da ragazzi risalire l'Eufrate e prendere Raqqa: quasi senza colpo ferire, proprio come è successo nelle scorse settimane con Mosul.

Nell'aprile del 2013 Baghdadi rompe con al Qaida centrale e dichiara di avere una propria politica autonoma e fa uccidere in Siria l'arbitro inviato da Zawahiri per dirimere i contrasti con i qaedisti siriani. Forte di successi militari ancora inspiegabili contro eserciti descritti come i più potenti della regione, il credito di Baghdadi conquista ormai i cuori di migliaia di giovani disadattati di mezzo mondo in cerca di una ragione per vivere e morire.
   

Leggi l'articolo completo su ANSA.it