Economia

Manovra sfora appuntamento con le Camere. Faro sul decreto fiscale

Uffici ancora al lavoro su testi e coperture. Modifiche a Dpb

Redazione Ansa

Ancora cifre da limare, caselle da riempire, piccoli errori da correggere. La legge di bilancio è stata approvata dal consiglio dei ministri sabato scorso, ma il percorso dei testi scritti nero su bianco, attesi in Parlamento nella giornata di oggi, sembra essere ancora ad ostacoli. Nella "data presunta" per la consegna alle Camere, alle Commissioni competenti non è infatti pervenuto ancora nulla. Né il ddl vero e proprio né il ricercatissimo decreto fiscale, i cui contorni non sono tuttora ben chiari. Voluntary disclosure, destino di Equitalia e rottamazione delle cartelle sono infatti alcuni dei capitoli più caldi della prossima manovra, ma il governo sembra non aver ancora deciso in modo definitivo in quale dei due canali legislativi, ddl o dl, inserire le singole misure.

La nuova legge di bilancio richiede la consegna del testo entro il 20 ottobre, concedendo quindi 5 giorni in più rispetto al passato. La scadenza non è tassativa e già negli anni scorsi il Parlamento si è abituato a qualche ritardo. Tuttavia, ambienti vicini alla presidenza della Camera hanno espresso sorpresa per il mancato rispetto dei tempi, avendo sperato che la nuova procedura potesse iniziare in modo più fluido e segnare un cambio di passo.

Esplicito in questo senso è stato il presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, Francesco Boccia, già battagliero contro l'ipotesi di sanatoria dei contanti ed oggi pronto a rimpiangere i consigli dei ministri di prodiana memoria, lunghi 13 ore, ma con testi firmati e non modificabili, rispetto alle attuali "gassose" riunioni di governo. Sullo stesso tema Renato Brunetta tira invece direttamente in ballo il capo dello Stato. "Arriverà, quando arriverà, una legge di bilancio totalmente diversa da quella approvata e, pertanto, illegittima. Ha qualcosa da dire, su questo, il presidente della Repubblica?", chiede provocatoriamente l'esponente di FI.

Oltre che per la manovra in sé, la grande attesa è tutta per il decreto fiscale o almeno per le norme fiscali che il governo potrebbe spacchettare nei due provvedimenti. Sulle cartelle resta infatti l'incognita Iva e multe, mentre il viceministro dell'Economia, Enrico Zanetti, rispolvera l'accusa di "comunismo" per l'idea di un tetto massimo all'importo da rottamare. Difficile da definire sembra del resto anche l'ammontare delle risorse che il governo pensa di poter ottenere dall'operazione. Rispetto ai 4 miliardi annunciati in un primo momento, l'incasso messo a bilancio potrebbe limitarsi a meno della metà. Inserire una cifra inferiore ai 2 miliardi, infatti, permetterebbe da una parte di ovviare alla necessità di inserire una clausola di salvaguardia, che scatta proprio al di sopra di tale soglia, ma dall'altra creerebbe un problema di coperture rispetto al budget ipotizzato finora. Lo sbarco contemporaneo del dl e della legge di bilancio creerebbe peraltro un'intricata sovrapposizione in Parlamento, tutta da sciogliere anche alla luce dei delicati rapporti tra maggioranza e opposizione e dell'appuntamento referendario che potrebbe pesare sul calendario delle Commissioni.

Sul fronte dei testi già consegnati arriva intanto qualche revisione. Il Documento programmatico di bilancio inviato all'Europa in extremis il 18 ottobre è stato infatti corretto in qualche posta e ripubblicato dalla Commissione. La più significativa riguarda l'incidenza sul Pil delle spese di natura eccezionale su sisma e migranti, pari complessivamente allo 0,4% del prodotto (circa 7 miliardi) anziché lo 0,5% segnato in precedenza. Proprio sull'eccezionalità di queste spese, va avanti il confronto con l'Unione europea. L'interpretazione più rigida considera infatti come straordinarie solo l'eccesso di spesa rispetto all'anno precedente (nel caso dei migranti 500 milioni) e non l'intero importo (3,8 miliardi).
   

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