Cultura

Gian Marco Griffi, Cesco e le ferrovie del Messico

Romanzo d'avventure reali e letterarie in corsa per lo Strega

Redazione Ansa

GIAN MARCO GRIFFI, 'FERROVIE DEL MESSICO' (LAURANA ED. pp. 818 - 22,00 euro)

"Lei è a conoscenza che il sottoscritto non sa niente della rete ferroviaria del Messico, vero?" si lascia sfuggire Cesco Magetti, milite della Guardia nazionale repubblicana ferroviaria, quando il suo superiore gli dà l'ordine, che viene da molto in alto, dal comando tedesco e pare si risalga su, fino a Hitler e imperscrutabili segreti di guerra, di compilare in una settimana una mappa della rete ferroviaria appunto del Messico, al di là dell'Atlantico. Non a caso Cesco, essendo stato arrestato l'unico dentista di cui si fidi, si porterà appresso un continuo, esemplare mal di denti, forse simbolicamente responsabile di certe sue tracimazioni dal reale.

Da questo assurdo incarico, in un mondo tutto reso assurdo dalla guerra e dall'occupazione nazista, prende inizio un romanzo, anzi un'affabulazione visto lo stile del racconto, che è l'avventura comica e disperata di Cesco all'inseguimento dell'unico libro che potrebbe aiutarlo nella sua disperata impresa, 'Historia poética y pitoresca de los ferrocarriles en Mèxico' di Gustavo Adolfo Baz e in lingua spagnola, in cui si mescolano realtà e la mitologica città di Santa Brígida de la Ciénaga, luogo misterioso a cui si arriva unicamente in treno, alla fine di una linea secondaria messicana e dove probabilmente si trova ciò che ha dato inzio a tutto e dovrebbe servire a risolvere le sorti del conflitto. Il volume, purtroppo, è stato dato in prestito come scopre con la bibliotecaria Tilde Giordano, grande lettrice dagli occhi bellissimi, di cui lui finirà per innamorarsi perdutamente.

Sarà una specie di caccia al tesoro in un continuo gioco di rimandi, di punti di arrivo che sono altri punti di partenza. Ma il racconto, col suo linguaggio sorprendente, punta sugli incontri di Cesco, sul presentarci un'umanità varia, tra realtà e invenzione letteraria, che lo e ci sorprende ogni volta per la libertà e gusto dell'invenzione, da Steno, partigiano e fidanzato di Tilde, all'impiegato amministrativo del Dipartimento suicidi statali assistiti Bardolf Graf, dall'importante ruolo per la storia di Cesco, avendo ricevuto in dono dalla nobildonna Marie Agnete Thurn und Taxis un volume intitolato 'Poetische und malerische Geschichte der Eisenbahnen in Mexico' in cui si parla di Santa Brigida de la Ciénaga; da Don Tiberio, prete confinato nel paesino di Roccabianca per un suo insano passato, a Ettore e Nicolao, clienti di un locale notturno ritrovo di partigiani e la loro compagna di orfanotrofio Giuseppina Decorcipo, dal terribile destino; da Hugo Kraas, terribile come si conviene a un SS, ma amante dell'arte italiana e buon giocatore di golf, sino a Angelo, Angelito detto Lito, addetto alla distruzione di cadaveri e suonatore di cornetta, e Mec, autore di poesie che parla con i tedeschi morti, suo compagno da quando costruivano ferrovie nell'America latina, più il frenatore Edmondo Bo che si crede o forse è un poeta, pur nei fumi dell'alcol.

Griffi gioca con lo stile, echeggia ora Bolano ora Gadda o Borges e cambia io narrante, in un caleidoscopio di voci e punti di vista, avventura dopo avventura sul filo del reale e del fiabesco, ma segnato da un clima tutt'altro che tranquillo, quello appunto teso e tragico degli anni di Salò e dell'occupazione tedesca, con Cesco che scopre l'imprevedibilità del mondo e il nonsenso dell'esistenza, che pure vive fino in fondo, senza avarizia di sentimenti. Insomma, un romanzo (tra l'altro in corsa per lo Strega) di avventure reali e inventate, sorta di summa esistenziale e letteraria, in cui il lettore si perde e si ritrova, scopre voci note e incontra parole inusitate, il tutto legato ad arte ritrovando sempre il filo del racconto, il binario delle ferrovie messicane cercate in provincia di Asti. 
   

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