Cultura

Fabio Fazio, la Rai3 di Guglielmi come un romanzo

"Diede alla rete una personalità fortissima che resiste ancora"

Fabio Fazio, la Rai3 di Guglielmi come un romanzo

Redazione Ansa

"Quando Angelo Guglielmi arrivò a Rai3 ero molto giovane: facevo i programmi per ragazzi che rappresentavano la tv anni '80, lui invece voleva fare quella del 2000 e non aveva tempo e voglia di prendere in considerazione i miei pensieri. Poi, grazie a Bruno Voglino e alla mia tenacia, quel confronto si è risolto nel migliore dei modi, è nato Quelli che il calcio e negli anni si è consolidato fra me e Guglielmi un rapporto vero, di stima e di affetto, e mi permetto di dire anche di amicizia". Fabio Fazio ricorda così, in una conversazione con l'ANSA, lo storico direttore della terza rete Rai morto stanotte all'età di 93 anni.
    Prima di rivoluzionare la tv, Guglielmi aveva fondato, con Edoardo Sanguineti e Umberto Eco, il Gruppo 63, diventando un punto di riferimento per l'avanguardia letteraria italiana: "Anche in quell'esperienza il tema centrale era innovare il linguaggio - sottolinea Fazio - o meglio trovare il linguaggio più corretto per esprimere la contemporaneità, come è stato poi anche a Rai3. Era faticoso, anche perché Guglielmi non spiegava in modo piano le cose, eri anche tu che dovevi capirle. Io poi ero ragazzino... ma come sempre dalla fatica nascono spunti costruttivi. Guglielmi è stato l'uomo di televisione che ha avuto una vera visione delle cose, una tele-visione della rete che voleva creare, e ha costruito Rai3 letterariamente, come la costruzione di una storia, di un romanzo: per lui era imprescindibile date unità formale ed essenziale alla rete, di cui aveva appunto una visione organica, una linea editoriale declinata nei vari generi, con uno sguardo assolutamente preciso su quello che voleva raggiungere".
    "La tv degli anni '80 - argomenta ancora il conduttore - era sotto certi aspetti ancora l'erede della tv degli anni 60, molto didascalica, direi logica, costruita con articoli e preposizioni: Guglielmi ha fatto invece una tv analogica in cui il linguaggio era tutt'uno con il flusso di programmi che aveva varato, ed erano tantissimi. Ne è nata una rete con una personalità fortissima, all'insegna della contemporaneità, talmente forte che ancora oggi Rai3 ha quella connotazione data da quei programmi. Una coerenza, un'unitarietà difficili da mantenere. Così facendo, Guglielmi ha svecchiato tutta la tv, perché Rai3 ha contaminato tutto il resto, obbligando o per differenza o per emulazione a un confronto. Guardava solo al prodotto, del resto non gli importava nulla, senza accontentare questo o quello, con una lucidità e un'autorevolezza e un'onestà intellettuale - conclude Fazio - temo irripetibili". (ANSA).
   

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