Cultura

Adua, prima moglie di Pavarotti, fu un lavoro a tempo pieno

"Non è stata vita facile. Arte e rigore eredità di Luciano"

Redazione Ansa

(ANSA) - PESARO - Essere la moglie di un tenore famoso, una superstar come Luciano Pavarotti, è stato "un lavoro a tempo pieno, non una vita facile", soprattutto se agli impegni familiari si aggiunge quello di essere agente del divo e di altri cantanti. Parola di Adua Veroni, prima moglie di Pavarotti, che ricorda Big Luciano a 11 anni dalla morte, avvenuta il 6 settembre 2007: oggi a Pesaro, città dove il cantante modenese aveva una villa e a cui era legatissimo, un convegno organizzato dalla Wunderkammer Orchestra ne analizza le ragioni del successo, le caratteristiche vocali, ma esamina anche momenti più personali.

Veroni è tra i relatori con un intervento dal titolo emblematico: "Da una vita normale allo star system: essere moglie e agente di Luciano Pavarotti". Intervengono anche Leone Magiera, pianista accompagnatore, preparatore di Pavarotti e amico di una vita, Silvana Silbano, docente di canto al Conservatorio di Torino, che parleranno della voce del tenore, Micaela Magiera, avvocato, figlia di Leone e di Mirella Freni e amica di famiglia, e il presidente della Wko Stefano Gottin come moderatore. Essere moglie di Pavarotti, spiega Adua all'ANSA, "non è stata affatto una vita facile, lui sempre in giro per il mondo, io ho cercato di seguirlo il più possibile, il tutto reso più complicato da tre figlie. Una vita senza orari, piena di impegni, di persone e di confusione. Vivere accanto ad un artista-mito vuol dire non avere più privacy".

Adua ricorda però con gioia la sua esperienza come agente dello stesso Pavarotti e soprattutto di altri cantanti: "Ho cominciato con i giovani talenti del concorso Pavarotti a Filadelfia, è stato bello seguirli, aiutarli nella loro carriera, con molti di loro sono ancora in contatto. Ora mi occupo di un concorso che si tiene in ottobre a Pienza". Nessun riferimento a Nicoletta Mantovani, la seconda signora Pavarotti, che completò la trasformazione del Luciano che Adua aveva conosciuto a 17 anni e sposato a 25, in una star anche pop. Una rottura dopo una quarantina di anni trascorsi insieme tra fidanzamento e matrimonio che riempì giornali e rotocalchi a metà degli anni '90, mitigata solo dalla malattia del tenore, morto di tumore al pancreas.

Oggi nella vita di Adua ci sono le tre figlie, una nipote e anche "una nipote di mia sorella, insomma ho ancora da fare". Di Pavarotti, una star 'globale' come Maria Callas e Rudolf Nureyev, famosa anche per chi non si intende di opera o danza, sottolinea che "voleva essere ricordato come un cantante lirico", non un'icona pop. "La sua eredità? Un grande artista, grande voce, grande comunicativa. Ma anche grande rigore nello studio: i giovani debbono affinare la tecnica, imparare a non correre troppo, affrontare il repertorio adatto, ho visto tante belle voci bruciate...". A Pavarotti, che ha cantato sino all'ultimo, non è successo. "Un'eredità che sarebbe un delitto disperdere" conclude Adua.

Leggi l'articolo completo su ANSA.it