Cultura

Annie Ernaux e i suoi ricordi "Nei miei libri tanto cinema italiano"

Premio Nobel a Festa Roma con docu nato da filmini famigliari

Redazione Ansa

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Il cinema italiano "è fra quelli che mi hanno più segnato e ispirato. Penso a film come il posto di Olmi di cui parlo nel mio libro L'evento. Un altro film molto importante per me è stato La strada di Fellini, che ho visto da giovane. Mi sono resa subito conto di quanto il cinema italiano parlasse attraverso il realismo. Mi colpiva molto di più di quello francese che trovavo spesso troppo al di sopra delle cose che raccontava e troppo parlato". Lo dice la scrittrice francese Annie Ernaux, premio Nobel per la letteratura 2022 alla Festa del Cinema di Roma, dove ha incontrato il pubblico dopo la presentazione di Annie Ernaux: I miei anni Super-8, documentario da lei realizzato insieme al figlio David Ernaux-Briot (con lei protagonista dell'incontro) che sarà distribuito prossimamente in Italia da I Wonder Pictures. Un viaggio nel tempo attraverso i filmini famigliari senza voce in super 8, girati dagli Ernaux tra il 1972 e il 1981, che prendono vita nel testo sul filo dei ricordi scritto dall'autrice, anche voce narrante. Il legame tra cinema italiano e letteratura della scrittrice c'è anche per uno dei suoi romanzi più celebri, Gli anni: "Una fonte d'ispirazione è stata Ballando ballando di Scola. Dopo aver visto il film mi è venuta l'idea di scrivere un libro con quel tipo di racconto, ma mi serviva la formula giusta. La scelta è stata di utilizzare quello che avevo sentito dire durante la mia infanzia".

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La memoria è protagonista anche nel documentario: un percorso che inizia quando i figli di Annie e Philippe Ernaux (che ha girato le immagini), Eric e David hanno sette e tre anni, e che prende vita attraverso scene di vita quotidiana, di rapporti famigliari (compreso quello con la madre della scrittrice, un personaggio ricorrente nei suoi libri), l'affermarsi in Annie Ernaux della "necessità di scrivere", con l'uscita dei primi romanzi, i tanti viaggi della famiglia dal Cile di Allende al Portogallo, dalla Germania alla Spagna. Fino alla crisi matrimoniale: la coppia si separerà nel 1982. "il film è nato per caso - racconta la scrittrice -. Gli archivi dei super 8 erano conservati in un armadio e David verso il 2015 - 2016 ha deciso di mostrarli ai miei nipoti. Così mi ha chiesto di scrivere un testo di commento, visto che ne conservavo la memoria". In questi filmini "vedo la mia, vita, i rapporti famigliari e anche il mondo". Era "una sorta di percorso muto che aveva bisogno di un testo, perché senza di quello non avrebbero potuto granché. La visione mi ha ispirato". La scrittura "è stata diversa, rispetto a quella dei miei libri. Qui erano le immagini a darmi il filo rosso del racconto. Nella scrittura di un libro come Gli anni mi guidano immagini mentali, qui invece erano immagini reali che dovevo contestualizzare in quel periodo della mia vita. Non poteva essere solo un'autobiografia, visto che raccontavo il mondo, la mia famiglia, me stessa. E' stato un testo molto più difficile da scrivere". Per lei il film riflette una sorta di malinconia e una poesia del tempo che viviamo tutti". Arrivano anche le domande del pubblico, fra le quali una su quale libro di un altro autore avrebbe voluto scrivere: "Avrei risposto facilmente 30 anni fa, oggi è più difficile. E' come se invecchiando sentissi che il mio percorso sarebbe potuto essere solo in una direzione, un po' come in quel libro di Kafka (il processo, ndr) dove si apre per uno dei personaggi una porta destinata solo a lui. Tra i libri che ho ammirato di più ad esempio c'è Le cose di Georges Perec ma questo non vuol dire che avrei voluto scriverlo io". Fra le domande invece per il figlio della scrittrice c'è quella su come lui abbia reagito alla notizia del Nobel: "E' stata una cosa molto naturale non c'è voluto molto per abituarsi - dice sorridendo - anche perché lo considero pienamente meritato".

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