Libri

Carlo Rovelli, i Buchi bianchi che sto ancora cercando

Nuovo libro del grande fisico straordinario scrittore

Redazione Ansa

(di Elisabetta Stefanelli) (ANSA) - ROMA, 14 MAR - ''Nella copertina del libro ho voluto che fosse scritto molto chiaramente che non so se i buchi bianchi esistono davvero. Questo libro è il racconto di una ricerca in corso, non il resoconto di una ricerca conclusa''. A cosa sta lavorando ora? ''A cercare come potremmo vedere questi buchi bianchi, se esistono''. A spiegarlo all'ANSA è Carlo Rovelli - fisico responsabile dell'Equipe de gravité quantique del Centre de physique théorique dell'Università di Aix-Marseille - ed autore di tanti meravigliosi saggi (come Sette brevi lezioni di fisica, o L'ordine del tempo) che vuole sempre ''vedere un po' più in là''. Rovelli ha raccontato il suo ultimo viaggio nella conoscenza dell'universo in ''Buchi bianchi. Dentro l'orizzonte'' (ADELPHI, pp.144 - 14,00 euro) come un buco nero: ''Un buco bianco è la stessa cosa: una soluzione delle equazioni di Einstein. Per questo conosciamo bene anche loro'', scrive.
    A chi si rivolgono i suoi libri, chi è il suo lettore ideale? ''Questo ultimo libro in particolare si rivolge a tutti. L'ho scritto pensando a un lettore che non sappia nulla di scienza.
    Ma scrivendo ho anche in mente i miei colleghi, che spero trovino interessante la prospettiva sulla natura che presento'', spiega l'autore, i cui libri sono tradotti in 40 paesi.
    Per lei la scienza sembra in qualche modo essere una forma d'arte...''Scienza e arte hanno linguaggi diversi, strumenti diversi, e obiettivi diversi. Ma hanno anche più cose in comune di quanto spesso pensiamo. Sono entrambe sforzi per trovare nuovi modi di vedere e comprendere il mondo. Grandi artisti di sempre si sono ispirati alla scienza del loro tempo e grandi scienziati hanno coltivato nell'arte la loro cultura, che li ha arricchiti anche di idee''. Parla del lavoro di vari scienziati e di come ogni scoperta sia sempre il superamento di una convinzione radicata che non si vuole mettere in discussione. Insieme però il lavoro dello scienziato è solitario e collettivo...
    ''La scienza, come del resto tutta la cultura, è un vasto processo collettivo. Ci sono scienziati che hanno fatto passi più grandi, ma costruiscono sul lavoro di altri e i contributi importanti sono di tantissime persone. Non c`è contraddizione fra il lavoro collettivo e il lavoro solitario: si reggono l'uno sull'altro. Superare convinzioni radicate è difficile soprattutto perché non sappiamo mai quale fra le convinzioni è quella che abbandonare ci permette di capire meglio''.
    Il suo libro è denso di citazioni e riferimenti letterari in particolare torna a più riprese il parallelo con la Divina commedia e il viaggio di Dante in un universo sconosciuto. Che peso ha per lei la letteratura e che lettore è Rovelli? ''Sono un lettore vorace da sempre. Leggo tantissimo.
    Soprattutto classici: letteratura occidentale, filosofia, letteratura orientale, saggistica sulle direzioni di ricerca e di pensiero che mi incuriosiscono. Spesso mi appassiono molto al libro che leggo''.
    Leggendo ''Buchi bianchi'' io personalmente ho provato una sensazione di paura e di smarrimento difronte a una scoperta che sposta ancora in avanti il livello di scarsa comprensione dell'universo lei invece viene pervaso dalla gioia della scoperta...che cosa le fa paura? ''Tante cose mi fanno paura. Mi fa paura la stupidità umana che ci trascina sempre in guerre, perché tutti vogliono essere i padroni del mondo. Mi fanno paura le bombe atomiche, che sono tantissime, e tutte puntate. Mi fa paura la crisi ambientale che cresce. Mi fa paura la possibilità di ritrovarmi da solo, ammalato, senza amore. Mi fa paura il dolore fisico. Mi fa paura la prospettiva di perdere le persone che amo, o di litigare con gli amici. Mi fa paura la vecchiaia. Certo non mi fa paura il fatto che non sappiamo tante cose dell'universo. E non mi fa paura per nulla l'idea di dover morire''. (ANSA).
   

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