Cultura

Gianni Amelio 'Godard non muore, lo considero vivo'

Regista all'ANSA, Fino all'ultimo respiro mi ha cambiato la vita

Redazione Ansa

"Jean-Luc Gordard è vivo, per me continua ad esserlo e io a parlarne al presente, sarà forse andato via il suo corpo ma lui proprio no": Gianni Amelio è toccato dalla morte del "maestro dei maestri", "ogni inquadratura di Godard vale il cinema".     Sta girando l'Italia con Il signore delle formiche, in concorso a Venezia e ora nelle sale, primo negli incassi come un film italiano non vedeva da mesi ma per Godard si ferma, ha voglia di parlarne da regista e da critico proprio come il genio della Nouvelle Vague, scomparso oggi a 91 anni, è stato.     "A 14 anni - dice all'ANSA - ho visto Fino all'ultimo respiro, fu un colpo di fulmine, devo a lui se mi sono appassionato del cinema. Ma non sono l'unico, sono decine e decine i registi che hanno avuto in quel film e in Godard la loro spinta motivazionale. Godard è la rivoluzione del cinema, l'idea stessa di cinema, un modo talmente nuovo di concepirlo, è il pensiero sul cinema che senza di lui non sarebbe lo stesso. E' stato un progenitore".     Chiedere ad Amelio quali sono i film preferiti dell'autore iconoclasta ribelle risulta una sfida: "Godard vive nell'insieme del suo cinema, i primi film, la Nouvelle Vague ma anche l'ultimo periodo più da saggista, ha sempre qualcosa da dirci - prosegue insistendo con il tempo indicativo presente - Ogni opera più o meno bella ci dice qualcosa, è emozione, legata magari ai nostri momenti personali".     Amelio è un profondo conoscitore del regista parigino, racconta l'essenza libera del maestro, lontana dai capricci, da militante e radicale come è sempre stato: "la persona meno esigente e più disponibile. Nella sua carriera i suoi non sono stati mai compromessi ma scelte, come quando lavorando con un grandissimo produttore come Carlo Ponti, per Le Mépris, Il disprezzo, con Brigitte Bardot e Michelle Piccoli ha messo nel conto che avrebbe potuto esserci uno scempio, come infatti ci fu. Il disprezzo è un film perfetto, ma la versione italiana è più corta di 20 minuti e con un doppiaggio improbabile. Lui non fece nessuna protesta piccina come avrebbe fatto qualche autore da noi".     Un aneddoto prezioso raccontato da Amelio la dice lunga sul personaggio Godard: "A Venezia nel '64 passò Une femme mariée, Una donna sposata, quando lo vide qualcuno intorno alla direzione della Mostra si scandalizzò per alcune inquadrature e Godard disse: 'procuratemi un paio di forbici' e andò in cabina a fare dei tagli sui fotogrammi incriminati, un gesto che ci dice come non era alla bassezza degli altri, nessuno era alla sua altezza. Pensiamo per un momento cosa succederebbe oggi per una cosa del genere?".     Cosa resta, qual è l'insegnamento più grande? "Non è il mestiere, oltre il linguaggio e le immagini di Godard resta la morale del cinema che passa attraverso l'estetica e che non morirà. Io continuerò a considerarlo vivo, secondo me ora se ne sta in fondo, all'ultimo posto della Cinematèque a Parigi, con i suoi occhialoni spessi, davanti ad un film".

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