Cultura

A Berlino i cani 'politici' di Wes Anderson

Apertura festival in concorso con il maestro del fantastico

Redazione Ansa

Sono cani alfa, non cani qualsiasi. Sono stati umiliati, infettati e poi relegati in un'isola piena di spazzatura, ma hanno sempre la loro dignità canina e la voglia di rivolta. È quello che ci fa vedere 'L'isola dei cani', film d'animazione stop-motion di Wes Anderson che apre il 15 febbraio la 68/a edizione del Festival di Berlino e arriverà in sala a maggio con la Fox.

"Il film - dice alla Berlinale il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense - ha avuto una lunga gestazione. Doveva essere una favola, ma a un certo punto ci siamo accorti che il mondo reale non era così lontano da quello che stavamo raccontando". Siamo nel futuro, esattamente nel 2037, nella città immaginaria di Megasaki e tutti i cani del Giappone, ormai in grande sovrannumero, vengono messi in quarantena su un'isola di rifiuti a seguito della "influenza canina". Ma cinque cani sono pronti a ribellarsi, e lo faranno anche per amore quando decideranno di aiutare un intrepido ragazzino pilota, Atari Kobayashi, che precipita sull'isola per ritrovare il suo amato cane Spots ("il nome di un mio vecchio cane"). Atari riceverà l'incondizionato aiuto dei cani, che decideranno di proteggerlo dalle autorità giapponesi che lo vogliono arrestare.

Nel cast dei doppiatori di Isle of Dogs (questo il titolo originale), troviamo Edward Norton, Bryan Cranston, Scarlett Johansson, Bill Murray, Frances McDormand e l'inedita partecipazione a sorpresa di Yoko Ono. Il film, dichiaratamente influenzato dai lavori di Akira Kurosawa e di Hayao Miyazaki, è volutamente pieno di citazioni. Ma il ritorno di Anderson all'animazione, dopo il suo Fantastic Mr Fox, ribadisce il regista, "aveva come prospettiva solo fare una buona storia con una buona sceneggiatura ispirata al mondo giapponese, ma poi ci siamo accorti, nel processo di sviluppo di questo lavoro, durato due anni, che il mondo di oggi aveva catturato inconsapevolmente la nostra ispirazione. Certo parliamo di reietti, di bistrattati e ognuno ci può vedere così quello che vuole".

Coinvolgere tanti grandi attori e personalità nel doppiaggio, spiega Anderson, non è stato poi così difficile: "Si trattava di dare solo le loro voci e, alla fine, nessuno ha detto no. Potevano doppiare anche da casa loro se volevano. Quasi tutti, poi, erano persone con cui avevo lavorato prima o che amo da sempre". Una curiosità: negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 13 anni per la presenza di "immagini violente".

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