Cronaca

Cassazione: fecero funerale a Marchionne, licenziati

Annullato reitegro operai, 'travalicata la dialettica sindacale'

Redazione Ansa

Sì della Cassazione al licenziamento di cinque operai della Fiat che nel 2014 inscenarono il funerale dell'ad Sergio Marchionne davanti ai cancelli dello stabilimento di Pomigliano. I lavoratori furono licenziati dall'azienda ma la sanzione, confermata dal tribunale di Nola, venne annullata dalla Corte d'appello di Napoli che ordinò il reintegro, escludendo la giusta causa. Ora la Suprema Corte, decidendo nel merito, ha accolto il ricorso dell'azienda e detto sì ai licenziamenti ritenendo "travalicati i limiti della dialettica sindacale".

I cinque operai, Mimmo Mignano, Marco Cusano, Antonio Montella, Massimo Napolitano e Roberto Fabbricatore, dopo il suicidio di un collega e il trasferimento di altri, avevano inscenato il suicidio dell'ad di Fiat Marchionne, cui attribuivano la responsabilità, e simulato la sua veglia funebre. Secondo la Cassazione, che ha cancellato la decisione dei giudici d'appello di Napoli, che nel 2016 ne avevano risposto il reintegro nel posto di lavoro, "le modalità espressive della critica manifestata dai lavoratori hanno travalicato i limiti di rispetto della democratica convivenza civile, mediante offese gratuite, spostando una dialettica sindacale, anche aspra" su "un piano di non ritorno che evoca uno scontro violento e sanguinario", con "un comportamento idoneo a ledere definitivamente la fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro". La sezione lavoro della Cassazione ricorda che la libertà dell'attività sindacale non può travalicare i limiti del cosiddetto "minimo etico". E ravvisando un errore di diritto nella decisione d'appello, ha deciso nel merito la causa confermando i licenziamenti.

 

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