Sicilia

Libri: Bettanini racconta la stagione della grande antimafia

Tra finzione e realtà il romanzo di un testimone diretto

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Redazione Ansa

(ANSA) - PALERMO, 26 MAR - La telefonata di una donna a un numero che pochi conoscono getta lo scompiglio nello staff del ministro impegnato in una terrificante guerra alla mafia. Nasce così una storia d'amore che attraversa la stagione della paura con una trama misteriosa e culmina con una carriera politica stroncata: quella del ministro che deve affrontare una difficile prova giudiziaria, ma riesce almeno a salvare la vita. Sono i passaggi cruciali di una storia che, tra finzione e realtà, Tonino Bettanini racconta nel suo romanzo d'esordio "Contro tutte le paure" (Il canneto editore, 208 pagine, 13 euro).
    Bettanini è un esperto di comunicazione e relazioni istituzionali che ha lavorato con sei ministri, un vice presidente della Commissione europea e un presidente del Senato. Del ministro con cui collabora quando la storia comincia non dice il nome. Lo chiama "Ennepi" che sta per "Nota personalità", come vengono indicati i personaggi da tutelare nelle comunicazioni tra apparati di sicurezza. Ma la collocazione temporale e la descrizione di uomini e cose portano a Claudio Martelli, ministro della Giustizia nella fase più acuta e sanguinosa della sfida mafiosa allo Stato. Martelli è anche il ministro che volle esattamente trent'anni fa nel suo staff Giovanni Falcone (indicato solo con il primo nome) in una stagione (1991-1993) in cui la lotta a Cosa nostra passò attraverso un nuovo impegno politico e più mirati interventi legislativi.
    Fu proprio in quella fase che la squadra di "Ennepi" dovette fare i conti con la campagna militare di Cosa nostra e gli attacchi velenosi contro Falcone delegittimato da una parte della stessa magistratura. E finì per essere smantellata: la mafia prima uccise Giovanni. Poi le inchieste di Mani pulite bloccarono quella che per Bettanini rappresentava la vera alternativa politica della Prima Repubblica. E così la mafia, è la conclusione della storia, non ebbe più bisogno di uccidere, dopo Falcone, anche "Ennepi". (ANSA).
   

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