Sardegna

Allevatore ucciso a Nule: attesa per l'autopsia

Proseguono indagini, al vaglio collegamento con delitto Masala

Redazione Ansa

Sarà eseguita oggi a Nuoro l'autopsia sul corpo di Francesco Dessena, l'allevatore di 77 anni freddato due sere fa nelle campagne di Nule, con un colpo di fucile in pieno volto.
    La perizia necroscopica affidata al medico legale Vindice Mingioni potrebbe fornire ulteriori elementi su un'esecuzione spietata, per la quale non ci sono ancora un movente e un indiziato.
    Le indagini che il sostituto procuratore di Nuoro, Giorgio Bocciarelli, ha affidato ai carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Sassari e a quelli della compagnia di Bono hanno sin qui permesso di appurare che Dessena è stato colpito da distanza ravvicinatissima. Addirittura si ipotizza che quando è stato freddato fosse inginocchiato. I due elementi confermerebbero che l'omicidio è stato commesso di giorno, prima delle 18.
    Due sere fa, non vedendolo tornare a casa, i figli sono usciti a cercarlo e l'hanno ritrovato nei suoi terreni, riverso al suolo.
    L'autore del delitto - che potrebbe aver avuto uno o più complici - conosceva bene la zona, ma anche le abitudini della vittima: in quell'area isolata l'uomo curava da solo di una ventina di capi bovini, mentre i figli si occupano del gregge da tutt'altra parte.
    La famiglia Dessena non è mai stata sfiorata dai delitti che negli ultimi anni hanno scosso Nule e l'area tra Goceano e Barbagia, perciò il delitto di avantieri è un mistero e non si esclude nessuna ipotesi, neanche un nesso con la sparizione di Stefano Masala, alla quale l'omicidio di Dessena è sinora collegato da una coincidenza: l'esecuzione dell'allevatore segue di sei anni esatti la scomparsa del trentenne suo compaesano, risalente al 7 maggio 2015. Il giorno dopo a Orune il giovane Gianluca Monni, studente di 19 anni, fu assassinato alla fermata dell'autobus e qualcuno notò in paese l'auto del nulese sparito.
    Per quello che è considerato un duplice omicidio, sono stati condannati in via definitiva Paolo Enrico Pinna, di Nule, e il cugino Alberto Cubeddu, di Ozieri.

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