Sardegna

Sassari: Sanna sotto fuoco amico del Pd

Maggioranza traballa in aula, sindaco contro Lai e Spissu

Redazione Ansa

Dopo nemmeno un anno di pace forzata, il Pd sassarese si riarma contro sé stesso, mandando ancora una volta in pezzi la maggioranza a palazzo Ducale, provata dai colpi di baionetta fra il sindaco Nicola Sanna e una parte del gruppo consiliare democratico, l'area Fadda-Cabras.  Oggi non c'è stato alcun passo in avanti: le interlocuzioni sono state sospese in attesa della riunione di domani della commissione Ambiente che dovrà affrontare il nodo del Consorzio industriale provinciale, su cui si è acceso l'ultimo scontro.

Nel frattempo, il sindaco ha reagito con durezza all'offensiva in Aula di un alcuni consiglieri dem, chiedendo ufficialmente le dimissioni dei quattro che hanno mantenuto la linea dura su una mozione che pretendeva la testa del presidente del Consorzio, Pasquale Taula, documento poi bocciato dall'assemblea.Non solo. Alzando di non poco l'asticella dello scontro, il primo cittadino ha chiesto a Silvio Lai e Giacomo Spissu, considerati i maggiorenti del Pd sassarese, di evitare ingerenze con il governo della città.

A dare fuoco alle polveri, dunque, è stata una mozione presentata da 10 consiglieri del Pd sui 13 del gruppo per chiedere l'estromissione dalla guida del Consorzio di Taula, reo, secondo i firmatari, di una gestione non consona al mandato istituzionale e, soprattutto, di aver licenziato il direttore generale, Luigi Pulina, per far sedere il suo vice: l'ex consigliere regionale soriano, Salvatore Demontis. Per il sindaco quella richiesta è irricevibile. Sanna in aula ha difeso l'operato di Taula e ha spiegato che le pretese della mozione erano legalmente impossibili, attaccando aspramente i firmatari.

In aula una parte di questi ha fatto un passo indietro, mentre la capogruppo Carla Fundoni, il vice Giuseppe Masala, il presidente della commissione Programmazione Salvatore Sanna e il consigliere Stefano Perrone hanno tenuto la linea dura, arroventando il clima durante il dibattito con dichiarazioni violente, al limite dell'insulto. Alla fine di una rocambolesca discussione, la mozione è stata bocciata, ma è rimasta una voragine aperta fra il sindaco e quella parte del gruppo dem.
   

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