Liguria

Certificati navi: madre vittima torre piloti, sapevano che erano carrette

'Si aspettano anni poi arriva impunità. Conta solo il profitto'

Redazione Ansa

(ANSA) - GENOVA, 22 SET - "Si aspettano anni e anni e poi i delitti vanno in prescrizione. Così rimane sempre l'impunità dei potenti di questo paese. Perché alla fine quello che conta è il profitto economico, poi se muore qualcuno in un incidente non fa niente". Sono le parole di Adele Chiello, la mamma di Giuseppe Tusa, militare della capitaneria di Porto di Genova, una delle vittime del crollo della Torre Piloti, dopo la notizia della chiusura delle indagini sulle false certificazioni rilasciate dal Rina sulla sicurezza delle navi. Chiello si era battuta e grazie alle sue denunce era nato un fascicolo bis sulla costruzione della Torre e sui datori di lavoro delle vittime. "Sono passati più di nove anni ma le verità alla fine devono emergere. Aspetterò 20, 30 anni - continua la donna - ma alla fine le responsabilità si chiariranno anche perché erano chiare sin dall'inizio. Io avevo denunciato da agosto 2013 la storia delle certificazioni false della nave Jolly Nero e della flotta Messina. Tutti lo sapevano che c'è un conflitto di interessi enorme, perché il controllato paga il controllore che a sua volta non viene controllato da nessuno".
    "La capitaneria di porto - conclude la mamma coraggio - dovrebbe essere quella che garantisce la sicurezza della navigazione, ma invece ha fatto gli accordi con gli armatori. Ma non è solo un problema della sicurezza navale. In Italia va così: davanti al dio denaro salta la legalità e si permette che muoiano tante persone, come anche per il ponte Morandi. La verità è che noi avevamo navi carrette, di cui tutti sapevano, e nessuno le ha fermate". (ANSA).
   

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