Friuli Venezia Giulia

Libri: don Mateus, l'italiano curandero

L'antropologo Maggiari si è spinto tra inavvicinabili huichol

Redazione Ansa

(di Francesco De Filippo) (ANSA) - TRIESTE, 25 GIU - MASSIMO MAGGIARI, LEGGERE NEL CUORE (Giunti; 216 pp.; 16 euro). Per i huichol, a Real de Catorce - 2.700 metri nella Sierra Madre - su una montagna è nato il sole. E sul Cerro Quemado, c'è un luogo del Tonal dove il Cosmo e la sua luce dialogano con la "terrestrità". Massimo Maggiari, antropologo, dopo esser stato tra i ghiacci del Nord, si è spinto qui per conoscere la cultura huichol e don Mateus, un curandero italiano, Matteo B., che ha sposato Patrizia; hanno avuto 13 figli. Il padre di Patrizia, Eusebio, curandero, lo convinse alla pratica. "Ho passato tre anni da solo nel deserto.
    Dovevo cambiare nel profondo. Come potevo aiutare gli altri a superare il loro karma se io non avevo superato il mio?" Ha trascorso altri 7 anni assistito da anziani; al decimo ha curato la prima persona. "Curare per me è trasmettere l'energia positiva dell'universo. Per farlo bisogna annullare l'ego ed essere neutri, umili, per assorbire e trasmettere l'energia senza contaminarla. Il mio lavoro è aiutare il paziente a rientrare nella circolarità del flusso. Ma è sempre l'Universo a decidere". Con due premesse: attenzione (percezione) e intenzione (capire il significato delle proprie azioni, di ciò che implicano per sé e il mondo)". Don Mateus è uno dei pochi a praticare la curanderia preispanica.
    "L'Universo è energia o spirito, è simile all'elettricità e dove c'è vita e materia c'è energia. Tutto è energia materializzata. Di notte, quando sogniamo entriamo nel mondo del Tonal, dove regna lo Spirito Vivo". Entrati nel Tonal, "possiamo cambiare lo stato delle cose, muovere o riconfigurare l'energia.
    Lo sciamano occupa da intermediario questo spazio". La spiegazione di Maggiari è da antropologo: "Nella Groenlandia, con inverni lunghi, gelidi, con l'orso polare, in una condizione di vita primordiale, non basta farsi coraggio, raccontarsi storie piene di facile ottimismo. C'è bisogno di credere: non una preghiera impaurita di fronte a un altare ma uno stare centrati nel proprio essere. Imperturbabili. Non temere il grande mistero del mondo, ma sentirsene parte. Consapevoli che l'incognita è l'unica certezza del nostro domani". Come avviene anche sulla Sierra. (ANSA).
   

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