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Brexit: Fondi Ue in crisi esistenziale, si cerca rilancio

Entra nel vivo riflessione sul post 2020, molti aspetti in gioco

Redazione Ansa

BRUXELLES - Razionalizzazione è una delle parole chiave nel dibattito sul futuro della politica di coesione post 2020, quando la Brexit farà sentire tutto il suo peso sul budget comunitario, con 10 miliardi di euro in meno l'anno. La discussione sul destino dei fondi strutturali, un flusso da 454 miliardi di euro per la programmazione 2014-2020 (di cui l'Italia è secondo beneficiario con 42,6 miliardi), entrerà nel vivo lunedì e martedì al Forum europeo sulla coesione, dove interverranno, tra gli altri, i presidenti della Commissione, Parlamento Ue e Comitato europeo delle Regioni, Jean-Claude Juncker, Antonio Tajani e Markku Markkula, e dove è prevista la partecipazione del ministro per la Coesione territoriale Claudio De Vincenti, del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, e dell'ex ministro Fabrizio Barca, autore del saggio "Agenda for a reformed Cohesion policy". Un dibattito che vedrà la sua prosecuzione nel documento di riflessione sul futuro del budget comunitario (il quinto e ultimo 'paper' annunciato da Juncker per approfondire gli scenari del Libro bianco sul futuro dell'Unione) che i commissari al Bilancio e alle Politiche regionali, Gunther Oettinger e Corina Cretu illustreranno mercoledì.

 

Tra i punti al cuore della questione: come far quadrare i conti, in uno scenario di bilancio difficile e la necessità di finanziare anche nuove priorità, come sicurezza, difesa, e gestione della crisi migratoria. Una prospettiva che spinge alcuni a ipotizzare di restringere il bacino dei territori beneficiari dei fondi strutturali, limitando la platea dei destinatari alle regioni più svantaggiate. Una soluzione che però non piace all'asse Francia-Germania, che come la commissaria Cretu, spingono affinché gli investimenti continuino ad affluire a tutte le regioni, per "rafforzare le fondamenta" dell'Unione a 27 di fronte alle sfide della globalizzazione.

 

Nello spettro di ipotesi, anche quella di una sostanziale razionalizzazione delle politiche comunitarie, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni. Se ad esempio attualmente le Pmi vengono alimentate con risorse della politica di coesione, di Cosme, del piano Juncker, e di Horizon 2020, si immagina che in futuro possa essere un solo strumento ad avere quel ruolo. Nuovi fondi potrebbero però giungere anche da risorse proprie dell'Ue: il rapporto Monti propone alcune soluzioni, dalla tassazione sul sistema bancario, all'imposta sui cambiamenti climatici. Una novità che non solo potrebbe mutare le dinamiche del negoziato sul budget, ma garantire anche finanziamenti certi a questioni urgenti come la cooperazione con i Paesi africani per combattere le cause alla radice delle migrazioni. Tra le altre idee al vaglio, anche la possibilità di una riduzione della durata del periodo di programmazione del budget da 7 a 5 anni, sia per un allineamento al ciclo politico, che per recuperare maggiore flessibilità.

 

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