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Via alla campagna di von der Leyen ma è già bufera

Seibert si è autosospeso dall'attuale incarico. Critiche da Afd

Il capo di gabinetto di von der Leyen coordinerà la sua campagna per le europee

Redazione Ansa

BRUXELLES (di Michele Esposito) - Partirà da Atene, dal Congresso di uno dei partiti che più l'hanno sostenuta, Nea Democratia, la campagna di Ursula von der Leyen. La presidente della Commissione, eletta Spitzenkandidat dal Ppe, domenica nella capitale greca darà lo start alla sua corsa per la riconferma. Una corsa che, da quando è diventata ufficiale, si sta facendo sempre più a ostacoli, con l'ex ministra della Difesa tedesca finita nel mirino sotto vari aspetti.

A fare rumore, in queste ore, sono le sue ultime nomine: quella dell'eurodeputato della Cdu Markus Pieper a inviato Ue per la Pmi e quelle del suo team per la campagna elettorale, che farà perno su due funzionari di alto livello della Commissione: il capo di gabinetto Bjorn Seibert e il direttore per la Comunicazione politica e i servizi Alexander Winterstein.

Il PieperGate, come il caso viene definito nella cosiddetta bolla Ue, è scoppiato alcuni giorni fa. L'eurodeputato del Ppe è stato proposto dal commissario Johannes Hahn, in accordo con von der Leyen, come inviato dell'Ue per le Pmi. Il tema è che, stando ai resoconti filtrati a Bruxelles, i candidati erano tre. Oltre a Pieper in lizza c'erano l'eurodeputata ceca di Renew Martina Dlabajová e Anna Stellinger, vicedirettore generale per gli Affari internazionali presso la Confindustria svedese. Entrambe, stando al j'accuse rivolto a von der Leyen da più di un eurodeputato e dalle Ong della società civile, avevano requisiti più idonei per quel ruolo. La difesa dell'esecutivo Ue è stata netta: Pieper, che entrerà in carica il 16 aprile, ha avuto il sostegno del collegio dei commissari. Ma in una lettera inviata alla presidenza di Palazzo Berlymont quattro commissari hanno espresso perplessità sulla procedura: Josep Borrell, Paolo Gentiloni, Nicolas Schmit e Thierry Breton.

Non è solo la nomina di Pieper - che potrebbe finire in Aula al Pe - a far discutere. Von der Leyen ha scelto come coordinatore della campagna il suo capo di gabinetto. Lui si è subito autosospeso e dovrebbe riprendere l'incarico il 10 giugno, il giorno dopo il voto. Ma la sua nomina ha destato perplessità in più di un organo di stampa europeo. "Quanto fatto è in linea con le regole in vigore per le Europee, che traducono un accordo politico con il Parlamento", ha chiarito il portavoce Eric Mamer ribadendo che la presidente resta in carica. Senza tuttavia dissipare un dubbio: von der Leyen non corre per l'Europarlamento ma per la presidenza della Commissione, carica che sarà decisa molto probabilmente in settembre. Ma Seibert, a quel punto, dovrebbe essere tornato al suo posto da oltre due mesi. Ad attaccare la presidente è stata innanzitutto l'estrema destra e il gruppo Id. "Da von der Leyen mi aspetto risposte concrete ai cittadini ed europei, non favori agli amici nominati come inviati Ue per le Pmi", ha sottolineato il vicepremier della Lega Matteo Salvini.

Il punto è che la bufera sulle nomine, per von der Leyen, giunge a pochi giorni dal riemergere dello Pfizergate e dopo i numerosi distinguo sulla sua conferma spuntati nei liberali, nei Socialisti e anche nel Ppe. Lo stesso ministro degli Esteri Antonio Tajani sul von der Leyen-bis è stato prudente: "l'unica cosa certa" è che a guidare la prossima Commissione sarà un membro del Ppe, ha sottolineato. Domenica, in ogni caso, von der Leyen partirà. Ma nel caso non abbia i numeri, a Bruxelles si aprirà una partita delicatissima, che potrebbe vedere in lizza per i top jobs anche Mario Draghi.

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