Rubriche

Dopo 10 anni Schengen allarga i suoi confini

Entra la Croazia mentre Romania e Bulgaria restano sulla porta

Dopo 10 anni Schengen allarga i suoi confini

Redazione Ansa

BRUXELLES - La più grande area di libera circolazione al mondo conta un nuovo membro. A partire dal primo gennaio 2023, 27 Stati faranno parte dell'area Schengen, ossia 23 paesi dell'Ue più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein. L'ultimo membro, la Croazia, farà il suo ingresso tra meno di un mese. I controlli alle frontiere ai valichi terrestri e marittimi saranno aboliti all'inizio dell'anno, quelli agli aeroporti entro fine marzo 2023. Con l'ingresso della Croazia, l'area Schengen cresce per la prima volta in oltre dieci anni.
Secondo le informazioni raccolte dal consorzio di agenzie che compongono la European Newsroom (Enr), a dicembre i ministri dell'Interno dell'Ue avrebbero dovuto votare sull'allargamento dell'area di libera circolazione per includere altri tre Paesi: Romania, Bulgaria e Croazia. Ma mentre la strada per l'adesione di Zagabria era spianata, non c'era consenso su Romania e Bulgaria a causa dell'opposizione di Austria e Paesi Bassi. L'adesione di un nuovo membro a Schengen richiede l'unanimità.
Cosa tiene ancora Romania e Bulgaria fuori da Schengen?
Secondo la Commissione europea, Bulgaria e Romania erano pronte a far parte di Schengen sin dal 2011. Per il cancelliere austriaco Karl Nehammer, invece, l'abolizione dei controlli alle frontiere con i due Paesi è fuori discussione al momento. La ragione addotta è l'arrivo in Austria di troppi migranti non registrati.
I Paesi Bassi, invece, sono contrari all'ingresso in Schengen della Bulgaria, in parte a causa delle preoccupazioni riguardanti lo stato di diritto. Il parlamento olandese ha adottato una risoluzione in ottobre, affermando che era necessaria un'ulteriore analisi del funzionamento dello stato di diritto e della pervasività della corruzione e della criminalità organizzata in Bulgaria. La scorsa settimana il governo dei Paesi Bassi ha deciso che la Bulgaria non soddisfaceva ancora le condizioni per entrare nell'area Schengen. Il ministro degli Esteri olandese Wopke Hoekstra ha affermato che è troppo presto per accettare l'adesione della Bulgaria. Tuttavia, il primo ministro olandese Mark Rutte ha espresso la prospettiva che il Paese riceva l'approvazione l'anno prossimo.
I tentativi di trovare una soluzione continueranno fino alla fine di quest'anno e il prossimo, ha detto il vicepremier bulgaro Ivan Demerdzhiev al termine del Consiglio. "La Bulgaria si è comportata molto bene, la stessa conclusione della Commissione europea e le relazioni e i pareri hanno dimostrato che Bulgaria e Romania soddisfano tutti i requisiti per l'ammissione a Schengen. La questione era politica", ha riassunto Demerdzhiev. "Niente è perduto, anzi, siamo sulla buona strada e abbiamo fatto quello che ci si aspettava da noi", ha aggiunto. "Non sono state fissate date precise, i negoziati sono sospesi. L'Austria ha chiarito che ci sono compromessi che accetterebbe. Con i Paesi Bassi il dialogo è più difficile, non c'è un approccio costruttivo nella loro posizione", ha osservato Demerdzhiev.
Il premier rumeno Nicolae Ciuca ha espresso la sua "profonda delusione" per la "mancanza di consenso" sull'adesione della Romania a Schengen e ha sottolineato che il voto dell'Austria è ingiustificato, richiamando il suo ambasciatore a Vienna per consultazioni. "Tutti gli Stati europei tranne uno hanno accettato di aprire ai rumeni le porte dell'area Schengen, riconoscendo la nostra preparazione, ma anche i continui sforzi compiuti per anni per proteggere le frontiere esterne dell'Europa. L'unanimità - ha sottolineato - non è stata possibile oggi, perché solo uno Stato membro, l'Austria, ha rifiutato l'ingresso della Romania. Ce ne rammarichiamo sinceramente e non comprendiamo la posizione inflessibile mostrata dall'Austria".

La Commissione europea esprime rammarico per i cittadini di Bulgaria e Romania

Il vicepresidente della Commissione europea Margaritis Schinas ha affermato che tutti e tre i paesi hanno fatto più di quanto richiesto loro, aggiungendo che "alcune piccole esitazioni" erano di natura politica e basate sull’errato presupposto che con l'allargamento di Schengen ci sarebbero stati meno controlli alle frontiere esterne. "Siamo più forti, non più deboli, grazie all'allargamento di Schengen", ha detto Schinas ai cronisti prima della riunione dei ministri Ue dell’interno.

La commissaria europea per gli affari interni, Ylva Johansson, ha dato il benvenuto alla Croazia nell'area Schengen, esprimendo rammarico per i cittadini di Romania e Bulgaria: “Oggi è un buon giorno per i cittadini croati: benvenuti in Schengen. Ai cittadini di Bulgaria e Romania dico questo: meritate pienamente di far parte di Schengen e sosterrò ogni passo per raggiungere questo obiettivo durante il mio mandato”.

 

La Slovenia sostiene l'adesione della Croazia

“Siamo felici che la Croazia entrerà a far parte dell’area Schengen il 1° gennaio. Ci aspettiamo che, in qualità di membro, adempia in modo coerente ai suoi obblighi relativi alla protezione del confine Schengen”, ha detto ai giornalisti la titolare slovena dell'Interno Tatjana Bobnar. La polizia, ha spiegato, ha preparato una strategia sulla base della quale effettuerà dei controlli sul confine interno e garantirà la sicurezza dei cittadini sloveni come parte delle “misure compensative”.

Le unità mobili di polizia presteranno attenzione ai principali collegamenti stradali, alle stazioni di treni e autobus ed ad altri luoghi più esposti al rischio di immigrazione illegale e criminalità transfrontaliera.

Per quanto riguarda la controversia sulla frontiera croato-slovena, Lubiana ha sottolineato in una dichiarazione unilaterale che il confine tra i due paesi, fissato dall'arbitrato del 2017, era definitivo e vincolante e doveva essere rispettato. L'8 dicembre, la Croazia ha adottato una propria dichiarazione unilaterale, affermando che il paese non era vincolato dall'arbitrato, a causa di irregolarità procedurali della Slovenia, e che il confine doveva ancora essere definito.

 

La Bosnia condivide mille chilometri di confine con la Croazia

La Bosnia-Erzegovina (BiH), che condivide 1.000 chilometri di confine con la Croazia, ha espresso diverse preoccupazioni in merito all'adesione della Croazia a Schengen. Il relatore del Parlamento europeo Paulo Rangel (Partito popolare europeo, PPE) ha dichiarato all’ENR che l'abolizione dei controlli alle frontiere interne tra Schengen e la Croazia non riguarderà in alcun modo i cittadini della Bosnia-Erzegovina. Al contrario, l’ingresso di Zagabria nell’area di libera circolazione, ha aggiunto, implica un avvicinamento dell’Ue alla BiH, il che è positivo per un paese che attende di ottenere lo status di candidato già dalla prossima settimana – e di diventare un giorno un membro della stessa Ue.

Questo articolo è stato realizzato con i contributi di Agerpres, BTA, dpa, FENA, HINA e STA nell'ambito del progetto della European Newsroom. 
Leggi l'articolo completo su ANSA.it