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Via della Seta: Ue vara strategia con la Cina, serve piena unità Stati

Tajani, Ue non può diventare una nuova colonia cinese. Eurocamera preoccupata su 5G

Xi Jinping incontra la Commissione Ue (archivio)

Redazione Ansa

STRASBURGO - Il collegio dei commissari Ue riunito a Strasburgo ha varato la sua comunicazione congiunta al Parlamento europeo, al Consiglio europeo e al Consiglio sulla nuova 'visione strategica' nei rapporti Ue-Cina. Il testo presenta dieci raccomandazioni agli Stati e sottolinea che se da un lato l'Ue deve "approfondire il suo impegno con la Cina per promuovere interessi comuni", è dall'altro necessario che gli Stati europei si muovano in "piena unità".

Tra le dieci raccomandazioni che il testo della Commissione rivolge agli Stati membri, si invita ad "assicurare la piena implementazione del regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti". In particolare per quanto riguarda il 5G si sottolinea che "è necessario un approccio comune" e per questo la Commissione intende presentare una raccomandazione a riguardo dopo il prossimo vertice europeo. Nel testo non si fa menzione diretta del progetto cinese della Via della Seta, né dell'iniziativa italiana di firmare un memorandum d'intesa, ma si sottolinea che la strategia Ue per connettere Europa e Asia "fornisce un quadro chiaro per un impegno sicuro" con i partner e "consente di trovare sinergie con i Paesi terzi, Cina inclusa", per quanto riguarda trasporti, energia e connettività digitale.

Il protocollo d'intesa tra Italia e Cina sulla Via della Seta "lo valutiamo come valutiamo tutti gli altri protocolli firmati dagli altri stati Ue", ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen, ricordando che 13 Stati Ue hanno già firmato simili memorandum. "Tutti gli Stati membri che si stanno impegnando in tal senso - ha aggiunto - devono ricordarsi che abbiamo le nostre regole sulla trasparenza e la concorrenza, quindi gli appalti pubblici devono essere aperti a tutti".

I Paesi che hanno già sottoscritto un memorandum sono Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Ungheria, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Slovenia. Lussemburgo è invece in trattativa. 

PARLAMENTO UE, PROFONDA PREOCCUPAZIONE PR 5G CINESE - Il Parlamento europeo "esprime profonda preoccupazione" sui rischi per la sicurezza informatica derivanti dalle reti 5G sviluppate da società cinesi e lancia un monito agli Stati membri affinché ci sia "una risposta coordinata dell'Ue". E' la posizione espressa con una risoluzione presentata dai gruppi Alde, S&D, Ppe e Verdi e approvata per alzata di mano dalla plenaria. Gli eurodeputati invitano gli Stati membri perché si "astengano dall'introdurre misure unilaterali sproporzionate che frammenterebbero il mercato unico". 

In una votazione separata, il Parlamento europeo ha adottato una certificazione di sicurezza informatica a livello Ue per prodotti, processi e servizi, che tra le varie cose attribuisce maggiori poteri all'agenzia di sicurezza informatica europea. La legge crea il primo schema di certificazione a livello europeo per garantire che i prodotti, i processi e i servizi venduti nell'Ue soddisfino gli standard di sicurezza informatica. Il 'Cybersecurity Act', già concordato informalmente con i ministri europei, prevede la certificazione delle infrastrutture critiche, comprese le reti energetiche, l'acqua e i sistemi bancari. Entro il 2023 la Commissione valuterà se tali nuovi sistemi volontari debbano essere resi obbligatori. Il Consiglio deve ora approvare formalmente la legge sulla sicurezza informatica. Il regolamento entrerà in vigore 20 giorni dopo la sua pubblicazione.

"Oggi il Parlamento europeo si esprime in maniera molto chiara sulle relazioni con la Cina, anche la Commissione Ue sta per approvare un documento, noi siamo stati molto chiari: attenzione, non possiamo diventare una nuova colonia dell'impero cinese, abbiamo il dovere di reagire e di difendere i nostri interessi, politici, economici ed industriali". Così il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani. "Non possiamo stare sotto controllo dell'industria e forse anche dell'intelligence cinesi, dobbiamo difendere la nostra libertà, non possiamo diventare sudditi".

"Io credo che si debba valutare con grande attenzione ciò che sta facendo la Cina. C'è un incremento delle spese militari, c'è un'offensiva commerciale a livello globale, noi non possiamo assistere passivi alle iniziative di un Paese non europeo", afferma il presidente del Parlamento Ue. "Non possiamo accettare il dumping commerciale, e di svendere le nostre infrastrutture ai cinesi, non possiamo accettare di trasformare i nostri porti in porti cinesi", ha aggiunto. "Un conto sono gli investimenti per favorire la crescita e su questo io sono favorevole, un conto sono gli investimenti per poi poter portare via il nostro saper fare", ha precisato Tajani. "Ho molti sospetti su cosa sta facendo la Cina, non sono favorevole ed il Parlamento europeo da questo punto di vista su molte questioni, per esempio alla cessione di molti porti, alla cessione di tutto ciò che riguarda il 5G a mani cinesi, non sono favorevole ad accettare passivamente tutte le iniziative di questo Paese in Europa ma anche fuori Europa, come Africa e America Latina".

Il presidente dell'Eurocamera è intervenuto anche sui rapporti tra Cina e Italia. "Io difendo la sovranità dell'Italia e dell'Europa, non possiamo accettare di svendere il nostro debito pubblico ad una potenza straniera e mi fa specie che un governo come quello italiano che dice di essere sovranista e di mettere gli italiani innanzitutto sia pronto ad alzare le mani di fronte ad un'offensiva cinese", ha affermato Tajani conversando con i giornalisti a Strasburgo.

"Si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata": così il ministro dell'economia Giovanni Tria rispodendo ad alcune domande sulla nuova via della seta della Cina. Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua". "Detto questo - ha aggiunto - credo che bisogna tranquillizzare e tenere conto di alcune preoccupazioni ma credo si sia creata un po' di confusione su questa cosa". 

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