Rubriche

Olio, nasce 'Dea Carolea' brand unico per il Dop Lamezia

Etichetta unica per l'extravergine del Consorzio calabrese

Redazione Ansa

CATANZARO - Colore che va dal verde al giallo dorato intenso e che si presenta all'olfatto con un fruttato di oliva verde, netti sentori di erba appena falciata e note di mandorla e pomodoro con un gusto morbido e complesso ricco di toni vegetali aromatici, di amaro e piccante, particolarmente indicato per portate di pesce, carni rosse, legumi e formaggi stagionati. E' il profilo dell'olio extravergine di oliva Dop Lametia, autentica eccellenza agroalimentare calabrese, racchiuso nell'evocativo brand 'Dea Carolea'.


    Prodotto esclusivamente in nove comuni della Piana di Lamezia Terme e tutelato dall'omonimo Consorzio, l'olio extravergine di oliva, in vendita anche in versione bio, può contare da oggi pr le aziende che hanno aderito al progetto anche su un'etichetta unica impressa su una bottiglia che si rifà ai miti e ai segreti della Magna Graecia e propone il concetto di svelamento per un 'segreto' da condividere e fare conoscere sui mercati nazionali e internazionali anche grazie ad una veste elegante e ad un packaging originale.


    L'iniziativa di presentazione di 'Dea Carolea', che si propone di segnare l'avvio di un nuovo corso per l'olivicoltura di qualità in Calabria, è stata ospitata nella sede del Dipartimento Agricoltura alla Cittadella regionale dall'assessore regionale Gianluca Gallo, dal direttore generale Giacomo Giovinazzo, dal presidente e dalla vice presidente del Consorzio Lametia Dop rispettivamente Pierluigi Taccone e Mariangela Costantino. Qualità, traccabilità e territorialità sono i tre pilastri - è stato spiegato nel corso dell'incontro - intorno a cui si edifica un prodotto frutto di una cultura che si è sedimentata in millenni e che è espressione di identità, storie, ricordi e abitudini sviluppatesi intorno ai tronchi contorti e alle chiome argentee di distese infinite di ulivi che coprono un territorio vocato storicamente alla produzione dell'olio. E che potrebbe vedere ampliati l'areale e i volumi di produzione dal momento che il disciplinare fissa la presenza di varietà Carolea al 90%. Dea Carolea, inoltre, è un progetto che si propone di fare conoscere un prodotto di eccellenza ma non solo. L'intento, infatti, è anche quello di andare oltre la produzione agricola e di guardare a frontiere nuove e promettenti come l'olioturismo e l'enogastronomia.


    Un ruolo fondamentale, nella prospettiva dello sviluppo del settore, è legato come è stato messo in rilievo dal direttore dei Dipartimento, Giovinazzo al ruolo dei consorzi anche in relazione, ha detto, "alle straordinarie potenzialità dell'olivicoltura come più grande e strutturata filiera agricola della Calabria". 'L'area olivicola della Carolea - ha sostenuto il presidente del Consorzio Taccone - è una delle più importanti a livello nazionale sia come estensione e sia come qualità intrinseca del prodotto". Per questo altre aziende potrebbero associarsi in altri territori della regione che fino ad oggi non sono stati riconosciuti. I tempi sono maturi - ha aggiunto - anche per un'etichetta unica regionale ma c'è bisogno di disponibilità da parte del mondo olivicolo e delle istituzioni".
    "Quello di oggi - ha rilevato la vicepresidente Costantino - è il risultato del lavoro di un gruppo di produttori lungimiranti impegnati per portare avanti questa idea progettuale che vede l'olio extravergine Dop Lametia, anche in versione bio, in un'unica bottiglia da lanciare sul mercato internazionale".


    "Noi abbiamo un'unica Igp per tutta la Calabria ma con questa iniziativa la Dop Lamezia - ha detto l'assessore Gallo - fa un passo in avanti a cui guardiamo grande interesse. Nel settore olivicolo stiamo lavorando per modificare il racconto attraverso un Piano olivicolo che abbiamo definito e che ci dirà cosa fare nei prossimi anni in questo comparto che è l'hub dell'agricoltura calabrese. In questo senso - ha detto ancora l'assessore - abbiamo avviato delle iniziative che ci porteranno ad investire 50 milioni di euro per il rinnovo varietale. Adesso si è iniziato ad imbottigliare in maniera seria ma oltre che coltivare i nostri uliveti è necessario impegnarsi anche per coltivare anche l'ambizione alla qualità. In questo senso l'etichetta unica significa fare squadra, stare insieme e presentarsi con un unico marchio sui mercati dicendo a chiare lettere che ci siamo stancati di vendere il nostro olio sfuso facendo la fortuna di altri e che il nostro prodotto ce lo imbottigliamo e lo vendiamo direttamente capitalizzando i guadagni per i nostri produttori". (ANSA).
   

Leggi l'articolo completo su ANSA.it