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La favolosa storia delle verdure

Un libro di Évelyne Bloch-Dano dedicato a curiosità e cultura

Redazione Ansa

(di Paolo Petroni) (ANSA) - ROMA, 9 AGO - EVELYNE BLOCH-DANO, 'LA FAVOLOSA STORIA DELLE VERDURE' (ADD Ed. pp. 190 - 16,00 euro - traduzione di Sara Prencipe) Naturalmente vien facile cominciare citando 'La principessa sul pisello', la fiaba di Hans Christian Andersen il cui sonno, sopra venti materassi e venti cuscini, è gravemente disturbato e il corpo martoriato dalla presenza sottostante appunto di un pisello. E lo è anche per Évelyne Bloch-Dano, autrice di questo divertente e sapiente libretto, gustoso e pieno di curiosità, sul mondo e sulla storia delle verdure, quando inizia la voce 'Pisello'. Una voce in cui, dopo Teofrasto e Plinio, si citano Arcimboldo e i denti della sua 'Estate' per arrivare ai quadri di Pissarro dedicati alla raccolta dei piselli, ricordando infine che si dice "Flaubert andasse pazzo per l'anatra ai piselli". E Émile Zola fa del pisello l'attrazione principale della cena organizzata per la festa di Gervaise, nell'Assommoir ("Adesso ci vorrebbe un contorno", riprese. "Già! dei piselli al lardo - disse Virginie - Non mangerei altro!"). Insomma la storia di questo piccolo baccello pieno di palline verdi è lunga e interessante: "Raccontare quest'avventura significa accedere alla Storia universale imboccando il cancello dell'orto. E allora prima di tutto salutiamo il giardiniere, poi incontriamo Hegel nella zona dei piselli… Perché la verdura più modesta racchiude in sé l'avventura del mondo". Comincia alla Corte di Francia nel 1660 dove diventano di moda e ha il suo momento di fortuna a fine Ottocento quando Johann Mendel, per studiare le leggi dell'ereditarietà, sceglie questa verdura per via dei suoi caratteri precisi, per l'autofecondazione e la facilità dell'ibridazione. Vicende condite poi con storie, leggende, altre curiosità. E, meraviglia delle meraviglie di questi tempi, pura storia di cibo senza ricette (a parte due o tre, ma sostanzialmente in appendici). E allora, su questa falsariga ecco le voci sui carciofi, i pomodori, la zucca e così via, ma anche il topinambur o il peperoncino, partendo inevitabilmente da quel 'Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei' scritto dal gastronomo del XIX secolo Brillat-Savarin aprendo il suo trattato sulla Fisiologia del gusto, ma anche "dimmi cosa mangi" e ti dirò che legame hai con i tuoi cari, con la natura, con la cultura, con la società, come scrive la Bloch-Dano: "Quando ci nutriamo, non è coinvolto soltanto il nostro involucro corporeo (magro, grasso, troppo magro, troppo grasso), ma anche il nostro cervello, i nostri sensi, la nostra psiche". Non a caso, quindi, a scrivere la prefazione è un pensatore come Michel Onfray il quale ricorda: "Di fronte alla sua constatazione che le verdure esposte nei negozi solidali non trovavano acquirenti perché i beneficiari non sanno, non possono o non hanno voglia di cucinarle, ho deciso di creare l'Università popolare del gusto.

Da solo non avrei potuto fare molto, come sempre. Évelyne Bloch-Dano è stata presente sin dal primo momento, generosa, disponibile, per... raccontare, in quanto biografa, l'avventura di verdure trasformate d'un tratto in personaggi da romanzo, protagoniste di un film, interpreti sul palcoscenico della geografia mondiale, attrici cosmopolite, figure che suscitano simpatia. Come La Fontaine con gli animali, Évelyne ha dato la parola a una pastinaca, la voce a un pomodoro, ha fatto dialogare le verdure celebrate nel salone delle feste della sottoprefettura". E non si poteva far di meglio come invito alla lettura di questo sapiente libro, che si chiude, oltre che con una ricca bibliografia, con una poesia di Anna de Noailles, 'Le verger' del 1901, lunga passeggiata in un orto, vero inno alla natura. (ANSA).

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