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La guerra pesa ma non ferma il vino, vale l'1,1% del Pil

Il Vigneto Italia aiuta turismo e cultura. Tajani, il governo è con i produttori

Redazione Ansa

Le tensioni internazionali, e in particolare i conflitti in corso in Medio Oriente e tra Russia e Ucraina, hanno un peso anche sull'economia italiana, costretta a ripensare le rotte dei trasporti marittimi delle merci con Gibilterra in alternativa al canale di Suez. "Un impatto sul nostro sistema economico dai conflitti in corso c'è stato e ci sarà laddove i conflitti continuassero" ha osservato il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso, nel ricordare la task force avviata per monitorare i cosiddetti danni collaterali delle crisi estere avviata coi ministeri degli Esteri e dell'Agricoltura. Tuttavia, nel primo giorno di Vinitaly il fermento che si respira tra i padiglioni espositivi a Veronafiere è quello di una imprenditoria sempre con la valigia in mano, a caccia di nuovi mercati di sbocco. E che trova il governo Meloni al fianco come assicurato dai numerosi ministri presenti all'inaugurazione della edizione numero 56, in corso a Veronafiere fino al 17 aprile.
    "Tutti i nostri produttori del settore vino devono sapere che non sono soli. C'è un governo che li sostiene e lavoriamo per abbattere tutte le barriere doganali per combattere la concorrenza sleale" ha detto il ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, aprendo i lavori del salone internazionale del vino e dei distillati. Del resto, "togliere il vino al Belpaese equivarrebbe, in termini di Pil, a cancellare quasi il valore di tutto lo sport italiano, compreso il calcio. Uno choc per l'Azienda Italia pari all'1,1% del Pil (lo sport, secondo stime dell'Istituto Credito sportivo vale l'1,3%)" afferma Veronafiere, che con l'Osservatorio Uiv-Vinitaly ha illustrato, alla vigilia della prima giornata nazionale del Made in Italy, il contributo economico del comparto: in caso di scomparsa della filiera del vino, 303 mila persone dovrebbero trovarsi un altro lavoro e il Paese rinuncerebbe a un asset in grado di generare (tra impatto diretto, indiretto e indotto) una produzione annua di 45,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 17,4 miliardi di euro.
    Per il ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, "L'Italia senza il vino sarebbe una Nazione più povera, non solo a livello culturale e ambientale, ma anche sul piano economico, in quanto il settore vinicolo è un asset strategico per l'occupazione e per l'export italiano nel mondo. Il vino italiano vale più di 8 miliardi di export e i consumatori sul mercato interno lo scelgono perché esprime qualità, da' sicurezza e benessere. E' dunque un elemento prezioso che va protetto nella sua integrità, nella qualità rendendolo sempre migliore e attrattivo". Peraltro, rimarca il presidente del Veneto Luca Zaia, "senza buon cibo e buon vino non si fa neanche turismo, col Veneto che è la prima regione turistica d'Italia con 72 milioni di presenze, 18 miliardi di fatturato, e tutte le destinazioni enoturistiche in crescita".
    Pertanto "un'Italia senza vino non conviene a nessuno" evidenzia il presidente di Unione italiana vini (Uiv) Lamberto Frescobaldi, nel ricordare tuttavia che "l''era della crescita quantitativa è finita e i paradigmi di consumo stanno cambiando molto velocemente: dobbiamo essere consapevoli di ciò e traghettare le imprese verso questa nuova sfida". "Per il mondo del vino è un momento di impasse per quanto sta accadendo sugli scenari internazionali, ma riusciremo a superare anche queste difficoltà" afferma il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella. "Sapremo superare queste difficoltà perché il vino italiano - conclude l'esperto alla guida dei winemaker - è unico al mondo. Non c'è Francia, Germania, Austria che tenga, dinanzi la nostra ricchezza di varietà, trasversale e biodinamica, quindi usciremo bene da questo Vinitaly".
   

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