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Acquacoltura 'salva' il pesce in tavole italiane

L'Italia scommette sul comparto con 220 milioni di risorse Ue

Redazione Ansa

La dieta Mediterranea, tra le più salutari al mondo secondo i nutrizionisti, suggerisce di consumare sempre più pesce. Ma se in Italia quasi l'80% del pescato viene importato e quello di cattura è sempre più raro, a 'salvare' il fabbisogno di queste proteine ci pensa il prodotto di allevamento.

Un comparto dove l'Italia vanta una leadership mondiale in fatto di sicurezza e tracciabilità, sul quale ha appena scommesso 220 milioni di risorse europee del Feamp, Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca entro il 2020. L'obiettivo è aumentare del 38,7% la produzione totale allevata, di cui del 44,7% i pesci di acqua dolce, del 58,1% quelli marini e del 31,2% per i molluschi.

Un traguardo ambizioso sul quale il Governo è già al lavoro, afferma il Sottosegretario alle Politiche agricole e alimentari, Giuseppe Castiglione, che parteciperà ad AquaFarm, la fiera in programma a Pordenone il 26 e 27 gennaio; una sorta di "stati generali" del comparto dove si accenderanno i riflettori sul ruolo emergente dell'allevamento ittico, cresciuto a livello mondiale del 5% lo scorso anno, secondo la Fao, superando la pesca di cattura.

Nel 2016, infatti, il consumo di prodotti di allevamento ha toccato quota 10,9 chilogrammi a testa, contro i 9,7 kg da pesca.

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