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Ismea, ancora giù il valore dell'agricoltura nel terzo trimestre

Scendono produzioni di molti comparti per colpa anomalie clima

Redazione Ansa

(ANSA) - ROMA, 29 NOV - Segna un nuovo calo in valore l'agricoltura italiana, nonostante la crescita dei prezzi agricoli all'origine e il contestuale rallentamento dell'incremento dei costi di produzione; scendono infatti le produzioni di molti comparti per colpa delle anomalie del clima.
    È quanto emerge dal report Agrimercati di Ismea relativo al terzo trimestre.
    Secondo l'indice elaborato dall'Istituto, i prezzi dei prodotti agricoli, trascinati dal comparto vegetale, hanno ripreso a correre nel terzo trimestre dopo lo stop della prima metà dell'anno, registrando +5,7% su base annua, sintesi del +12,2% delle coltivazioni e del -1,5% del comparto zootecnico.
    Scendono del 3,1% i prezzi dei mezzi correnti di produzione, che riduce la crescita su base annua a +0,5%; i costi a carico delle imprese agricole, sottolinea l'Istituto, si mantengono tuttavia su livelli molto elevati, se si considera che la crescita cumulata nei primi nove mesi del 2023 è del 6,6% e incorpora anche il dato del 2022 (+23% sul 2021). Cresce la produzione del mais nazionale grazie solo alla ripresa delle rese per ettaro, mentre le superfici segnano un nuovo minimo storico.
    Il settore ortofrutticolo risulta ancora condizionato dall'aumanto dei costi di produzione e dal meteo anomalo, determinando l'aumento dei prezzi in tutte le fasi di scambio.
    Relativamente al vino si i conferma il calo delle produzioni e l'elevato livello delle scorte; primo segnale di risalita però dei listini sia dei bianchi che dei rossi, che avviene però in un contesto di debolezza della domanda interna, ed estera. Per quanto riguarda la produzione nazionale di olio extra vergine, le prime stime per la campagna 2023/24 prevedono un'altra campagna non facile, soprattutto nel Centro e al Nord, a causa di molti problemi climatici. Nella zootecnia, relativamente alle carni, cala la produzione bovina, compensata dalla crescita delle importazioni e un incremento dell'offerta di quella avicola che ha provocato un ridimensionamento dei prezzi l'origine. Ancora tensioni invece nella filiera suinicola con un ridimensionamento dei prezzi. Per quanto riguarda i lattiero caseari, prosegue la riduzione delle consegne di latte, ma la pressione dei principali fornitori esteri ha contribuito a contenere il prezzo corrisposto agli allevatori. Tra i formaggi ovicaprini, il prodotto di riferimento, il Pecorino Romano, sta mostrando i primi segnali di cedimento del prezzo, dopo la dinamica positiva culminata con le quotazioni record del mese di giugno. (ANSA).
   

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