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Gli ecosistemi delle Alpi a rischio per la riduzione della neve

Molti arbusti rischiano di sparire

Campionamento di neve nelle Alpi (fonte: Helen Snell)

Redazione Ansa

La vegetazione alpina, in particolare gli arbusti, sono a rischio a causa dei cambiamenti climatici, che progressivamente stanno riducendo la neve su tutte le Alpi. Una delle minacce è il suolo sempre più povero di nutrienti per l'alterazione degli equilibri invisibili tra le piante e i microrganismi. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Global Change Biology, guidato dal gruppo dell’Università britannica di Manchester guidato da Arthur Broadbent.

Le catene montuose sono tra gli ambienti che si stanno riscaldando più rapidamente e in cui si sta assistendo a una rapida trasformazione degli ecosistemi, in particolare con lo spostamento verso l’alto della vegetazione, che necessita di temperature basse. “Le montagne più alte – ha detto Broadbent – sono come canarini nelle miniere”, ossia sono le spie più sensibili per verificare quel che presto sarà visibile anche in altri luoghi.

Lo studio, condotto in collaborazione fra l'Università austriaca di IInnsbruck e il Centro Helmotz tedesco, ha analizzato come la copertura nevosa stia rapidamente modificando le invisibili relazioni stagionali tra le piante e i microrganismi del terreno, due gruppi che sono ciclicamente in competizione per i nutrienti presenti nel suolo. In modo ciclico, dopo lo scioglimento della neve le piante iniziano a crescere e compere con i microrganismi del suolo per i nutrienti spostando così l’immagazzinamento di molti composti organici dal suolo alle piante ma poi, con l’arrivo del freddo, molte piante muoiono e i nutrienti vengono di nuovo restituiti al terreno. 

A regolare queste fasi è anche il manto nevoso, la cui copertura consente ai microrganismi di agire come se fossero protetti da una coperta e allo stesso tempo protegge le radici delle piante. Ma le nevi si stanno rapidamente riducendo, tanto che si stima una perdita fino al 90% entro la fine del secolo, e lo scioglimento potrà essere anticipare fino a 10 settimane. Una trasformazione che potrebbe alterare profondamente il delicato equilibrio attuale, fino a decimare gli arbusti alpini.

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