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La Nebulosa di Orione vista in Hd grazie al telescopio Webb

Svela nuovi particolari della formazione delle stelle

Redazione Ansa

Il nuovo telescopio spaziale James Webb non smette di stupire e regala le immagini più nitide e definite mai ottenute del 'cuore' della Nebulosa di Orione, la grande regione di formazione stellare più vicina a noi, situata nella costellazione di Orione a 1.350 anni luce dalla Terra.

Le immagini sono state ottenute grazie allo strumento NIRCam nell'ambito del programma 'Early Release Science Photodissociation Regions for All', una collaborazione internazionale che coinvolge un team di oltre cento scienziati in 18 Paesi.

"Queste nuove osservazioni ci consentono di capire meglio come le stelle massicce trasformano la nube di polveri e gas in cui sono nate", spiega l'astrofisica Els Peeters della Western University (Usa). “Le giovani stelle massicce emettono grandi quantità di radiazioni ultraviolette direttamente nella nube nativa che ancora le circonda, e questo cambia la forma fisica della nube così come la sua composizione chimica. Come questo accada esattamente e come influisca sull'ulteriore formazione di stelle e pianeti non è ancora del tutto chiaro".

Nelle nuove immagini del telescopio di Nasa, Agenzia spaziale europea (Esa) e canadese (Csa), “vediamo chiaramente diversi filamenti densi", aggiunge Olivier Berné, del Centro nazionale della ricerca scientifica (Cnrs) francese. "Queste strutture filamentose potrebbero promuovere una nuova generazione di stelle nelle regioni più profonde della nube di polvere e gas. Anche i sistemi stellari già in formazione sono altrettanto visibili. All'interno del bozzolo, si osservano giovani stelle con un disco di polvere e gas in cui si formano i pianeti. Sono chiaramente visibili anche piccole cavità scavate da nuove stelle spazzate dall'intensa radiazione e dai venti stellari delle stelle appena nate”.

La Nebulosa di Orione continua a rappresentare un oggetto che gli astronomi studiano con grande interesse perché sembrerebbe essere molto simile alla 'culla' in cui si è formato il Sistema solare oltre 4,5 miliardi di anni fa: per analogia potrebbe dunque aiutarci a ricostruire quanto è accaduto nel primo milione di anni della nostra evoluzione planetaria.

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