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Scontro su Plutone, escluso da pianeti per 'folclore'

Benvenuti (Iau), da alcuni astronomi Usa un'accusa 'irricevibile'

Plutone ripreso dalla sonda New Horizons nel 2015 (fonte: NASA/JHUAPL/SwRI)

Redazione Ansa

Divampa nuovamente la polemica sul declassamento di Plutone a pianeta nano, avvenuto ormai più di 15 anni fa: a far scoccare la scintilla stavolta è un gruppo di planetologi statunitensi, da tempo impegnati per la rivalutazione del corpo celeste, che chiedono all’Unione astronomica internazionale (Iau) di modificare l’attuale definizione di ‘pianeta’, giudicata scorretta e influenzata dal retaggio culturale degli almanacchi e dell’astrologia. Un’accusa che divide gli esperti e che viene giudicata “irricevibile” da Piero Benvenuti, già segretario generale della Iau.

Tutto è nato dallo studio inviato per la pubblicazione sulla rivista Icarus da otto planetologi statunitensi guidati da Philip T. Metzger dell’Università della Florida Centrale, tra i quali figura anche Alan Stern, responsabile scientifico della missione New Horizons della Nasa che nel 2015 ha sorvolato Plutone. Attraverso un’ampia ricerca bibliografica, lo studio ricostruisce come è cambiato il concetto di pianeta da Galileo a oggi, concludendo che agli inizi del Novecento – in un periodo di scarso interesse scientifico per i pianeti - si sarebbe sviluppata una visione più semplicistica, influenzata dalla popolarità degli almanacchi e dell’astrologia.

Questo sotterraneo cambio di mentalità avrebbe portato molti astronomi a preferire l’idea che il Sistema solare abbia un numero limitato di pianeti: un atteggiamento poi venuto a galla con la decisione presa dalla Iau nel 2006 di definire pianeta ogni corpo celeste che orbita intorno al Sole, ha una massa sufficiente per essere sferico e ha ripulito l’orbita da altri corpi celesti (dunque ha completato la sua formazione). Secondo gli statunitensi, quest’ultimo criterio dovrebbe essere sostituito con il fatto che il corpo celeste sia o sia stato geologicamente attivo. Un cambiamento che porterebbe alla riabilitazione di Plutone e che, potenzialmente, potrebbe promuovere allo status di pianeta molti altri corpi celesti, inclusa la Luna e alcuni asteroidi.

Secondo gli esperti statunitensi, ridefinire ora il concetto di pianeta è fondamentale, considerato il grande numero di mondi esterni al Sistema solare che sono stati scoperti nell’ultimo decennio e in previsione di quelli che saranno identificati in futuro grazie a nuovi strumenti come il James Webb Telescope.

Secondo Andrea Longobardo, planetologo dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), è vero che "la definizione di pianeta potrebbe essere rivista sulla base della scoperta dei corpi orbitanti intorno ad altre stelle (un'attività che sta avendo una rapida espansione), ma ad oggi, nel 2021, non mi sento di dire che condivido la conclusione dei colleghi americani".

Secondo l'astrofisico dell'Università di Padova Piero Benvenuti, già segretario generale della Iau, il nuovo tentativo di riabilitazione di Plutone "è più sgangherato e irricevibile dei precedenti, in quanto si basa su considerazioni di tipo storico-letterario del tutto opinabili. Inoltre l'affermazione che la definizione dell'Iau si sia basata sull'astrologia e il folklore è allucinante". Per questo invita nuovamente Stern e i colleghi a sottoporre la loro proposta al voto dei membri della Iau, oltre 12.000 astronomi di 90 Paesi. Finora "non l'hanno mai fatto, probabilmente perché sanno di non avere nessuna possibilità di vedere la loro proposta approvata, vista la evidente motivazione non scientifica. Preferiscono invece continuare a lanciare campagne mediatiche che di scientifico hanno ben poco".

 

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