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Sì del Giappone a embrioni ibridi uomo-topo, per ottenere organi

Un'altra strada in cerca di soluzioni per i trapianti

Particolare dell'embrione di un topo a 13 giorni (fonte: Craig Rhodes e Kenneth Yamada, National Institute of Dental and Craniofacial Research, National Institutes of Health)

Redazione Ansa

Il Giappone ha dato il via libera ai primi esperimenti su embrioni ibridi uomo-animale, ottenuti trasferendo cellule umane in embrioni di topo e ratto. L'obiettivo è farli sviluppare in altri animali surrogati, come i maiali, per ottenere organi per i trapianti. La ricerca, condotta da Hiromitsu Nakauchi, che lavora fra le Università di Tokyo e Stanford, è la prima a ottenere l'approvazione da quando, nel marzo 2019, il divieto su questo tipo di test è stato eliminato dal governo giapponese.

"I dati presentati non sono una novità, ma è senz'altro una strada interessante da percorrere", spiega all'ANSA Cesare Galli, fondatore e direttore di Avantea, laboratorio per la riproduzione animale e la ricerca biotecnologica. "Tuttavia le applicazioni sono ancora molto lontane, più degli xenotrapianti (trapianti di tessuti o organi provenienti da una specie diversa): c'è parecchio lavoro da fare - aggiunge Galli - prima di poter passare da animali relativamente semplici a quelli più complessi e utili per l'uomo, come il maiale". 

La strategia che seguiranno i ricercatori guidati da Nakauchi, come riportato sul sito della rivista Nature, sarà ottenere un embrione animale che manca di un gene necessario per lo sviluppo di un determinato organo, ad esempio il pancreas. Successivamente, nell'embrione animale verranno iniettate cellule staminali umane (iPS), cioè cellule riprogrammate per dare vita a qualsiasi tipo di cellula adulta. In questo modo, i ricercatori sperano che l'embrione, durante lo sviluppo, utilizzi le cellule staminali umane per costruire l'organo mancante.

Nakauchi e colleghi hanno già condotto un esperimento di questo tipo nel 2017, iniettando cellule staminali di topo in un embrione di ratto, che le ha utilizzate per produrre il pancreas. Lo stesso gruppo di ricerca ha tentato inoltre di passare al livello successivo, come annunciato nel 2018, trasferendo cellule staminali umane in embrioni di pecora, ma senza successo: dopo 28 giorni, l'embrione ibrido conteneva pochissime cellule umane e non era riuscito a sviluppare l'organo mancante.

Sarà molto importante. infine, riuscire a evitare che le cellule umane si diffondano oltre l'organo mancante, ad esempio viaggiando fino al cervello e influenzandone lo sviluppo cognitivo. "Evitare che le cellule arrivino al cervello", conclude Galli, "richiederà ulteriori modifiche genetiche".

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