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Nuova vita per il virus Zika, diventa un'arma anticancro

Può uccidere le staminali che alimentano il tumore del cervello

In verde il virus Zika che colpisce le cellule staminali del glioblastoma indicate in rosso (fonte: Zhu et al., 2017)

Redazione Ansa

Comincia una seconda vita per il virus Zika, che da temibile minaccia per la salute diventa una promessa per combattere i tumori del cervello. La sua capacità di uccidere le cellule progenitrici dei neuroni (causa delle anomalie osservate nello sviluppo dei feti) può essere sfruttata per eliminare le staminali impazzite che resistono a chemio e radioterapia alimentando il glioblastoma, la forma più comune di tumore al cervello che può portare alla morte entro due anni dalla diagnosi. Lo dimostrano i primi esperimenti fatti in provetta e su modelli animali dai ricercatori dell'Università di Washington a Saint Louis e dell'Università della California a San Diego, che pubblicano i risultati sul Journal of Experimental Medicine.

"E' così frustrante sottoporre un paziente al trattamento più aggressivo possibile, per poi vedere il tumore ritornare a pochi mesi di distanza: per questo ci siamo chiesti se la natura potesse offrirci un'arma per colpire le cellule che sono le principali responsabili delle recidive", spiega Milan Chheda, dell'Università di Washington. Il pensiero è subito corso al virus Zika, diventato una minaccia globale al tempo delle Olimpiadi di Rio del 2016. "Abbiamo ipotizzato che la sua predilezione per le cellule progenitrici neurali potesse essere usata contro le staminali del glioblastoma", aggiunge il ricercatore Michael Diamond.

Sperimentato in provetta su cellule prelevate dai pazienti, il virus Zika ha dimostrato di colpire preferenzialmente le staminali del glioblastoma piuttosto che le cellule sane o le altre cellule dello stesso tumore. Iniettato in topi malati, il virus ha rallentato la progressione del glioblastoma aumentando la sopravvivenza. L'esperimento è stato ripetuto con successo usando un secondo ceppo di Zika meno aggressivo, che può essere facilmente contenuto dal sistema immunitario in modo da non diffondere nell'organismo.

Se nuovi studi dimostreranno l'incapacità del virus di contagiare altre persone o di diventare più aggressivo, in futuro potrebbe essere impiegato per potenziare l'effetto delle terapie tradizionali.

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