Rubriche

MioDottore.it svela, pazienti sovrainformati e diffidenti

L'85% si affida al web per cercare notizie sulla salute

MioDottore.it svela, pazienti sovrainformati e diffidenti

Redazione Ansa

 L'85% dei pazienti si affida al web per cercare informazioni sulla sanità, ma oltre la metà non si fida dei risultati che trova online per prendere decisioni sul proprio benessere. La perplessità principale (47%) sta nel fatto che le informazioni non siano verificate da esperti e che la quantità di informazioni disponibili (32%) è troppo elevata e difficile da capire. MioDottore.it, piattaforma dedicata alla sanità privata e specializzata nella prenotazione online di visite mediche, ha interpellato i medici affiliati e gli utenti italiani per capire come la rete venga utilizzata per affrontare il tema della sanità. E' emerso che tendenzialmente si cerca un secondo parere che confermi o smentisca una prima diagnosi (41%), oppure un modo per evitare un confronto diretto (23%). Oltre la metà (57%) apprezza l'immediatezza della risposta, mentre a più di un quinto (27%) piace la possibilità di confrontarsi con altre persone condividendo la propria esperienza, evitando tra l'altro l'imbarazzo del confronto diretto. L'iperinformazione dei pazienti divide gli specialisti: il 71% li considera sovrainformati, il (53%) ritiene che siano più diffidenti e predisposti a mettere in dubbio la consulenza del medico, mentre solo il 18% dei medici vede positivamente questa evoluzione.
    Lo studio sottolinea anche che la tecnologia è al centro delle modalità con cui gli italiani gestiscono la propria salute: quasi la metà (47%) ricerca lo specialista per una visita attraverso Internet o piattaforme dedicate alla sanità, e quasi la stessa percentuale (44%) nel momento di prenotare usa l'online booking, la mail o Whatsapp e Facebook Messenger.
    I medici digitalizzati operano in egual misura da Nord a Sud e specie nelle grandi città: a Milano (16%) e Roma (16%), seguono Torino (10%), Napoli (7%) e Bologna (4%). A sorpresa, non sono gli specialisti più giovani a integrare maggiormente l'innovazione nell'esercizio quotidiano della professione, ma in quelli di età compresa tra i 36 e 45 anni (30%) e tra i 56 e 65 (25%). Gli uomini sono i più predisposti all'uso della tecnologia (61% contro il 39% delle donne). Tra le categorie primeggiano i dentisti (11%), seguiti dagli psicoterapeuti (8%) e dai nutrizionisti (7%). Il settore pubblico si conferma purtroppo fanalino di coda: solo il 10% dei medici 3.0 opera anche nel pubblico, contro uno schiacciante 60% del privato. (ANSA).
   

Leggi l'articolo completo su ANSA.it