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Un farmaco anti-diabete cura anche l'insufficienza cardiaca

Studio italiano, il tirezepatide è utile anche contro l'obesità

Redazione Ansa

(ANSA) - ROMA, 03 APR - Ha dimostrato di avere potenti effetti protettivi sul cuore, prevenendo eventi cardiovascolari gravi come l'insufficienza cardiaca, il farmaco anti-diabete tirzepatide (Tzt). E' il risultato dello studio tutto italiano, pubblicato su Cardiovascular Diabetology, realizzato da un team di ricercatori coordinati da Giuseppe Paolisso, docente all'Università UniCamillus di Roma e ordinario di Medicina Interna presso l'Università Vanvitelli di Napoli.
    Utilizzando un approccio in tre fasi, si legge in una nota di UniCamillus, gli studiosi hanno condotto una meta-analisi sugli effetti cardiovascolari della Tzt, hanno valutato gli effetti protettivi cardiaci in vitro su cellule cardiache umane in laboratorio e hanno realizzato un'analisi bioinformatica per confermare il suo meccanismo d'azione. I risultati hanno mostrato che la tirzepatide riduce le probabilità di eventi cardiovascolari gravi, proteggendo le cellule cardiache da ipertrofia, fibrosi e morte cellulare. Inoltre, favorisce la contrattilità cardiaca.
    Il fatto che si tratti di un farmaco antidiabetico rende questo principio attivo doppiamente valido, considerando che i soggetti diabetici sono esposti ad un maggior rischio di sviluppare complicanze cardiovascolari, compresa l'insufficienza cardiaca.
    "La tirzepatide è un nuovo farmaco per la cura del diabete di tipo 2, che però si associa anche a notevoli effetti anti-obesità, nonché protettivi nei confronti delle cardiopatie indotte dal diabete - spiega Paolisso -. Nel nostro studio evidenziamo che gli effetti cardioprotettivi della Tzt sono legati ad azione antinfiammatoria e di contrasto dello stress ossidativo e della fibrosi cardiaca. Tali effetti rendono questo nuovo farmaco di estrema attualità e di grande efficacia nella terapia del diabete di tipo 2". La tirzepatide è da poco presente nel mercato Usa, ma non ancora in quello italiano.
    Paolisso, tuttavia, specifica che "tutti sono concordi nel ritenere che sostituirà la semaglutide come farmaco per perdere peso, e che potrebbe diventare in breve il principio più efficace per trattare obesità e diabete, nonché per prevenire le malattie cardiovascolari, prima causa di morte nel paziente diabetico di tipo 2". Oltre a UniCamillus e Vanvitelli, nello studio sono stati coinvolti anche ricercatori dell'Università di Salerno e dell'Inra-Irccs di Ancona. (ANSA).
   

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