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Certificato europeo al centro di Senologia del San Giovanni

Premiato per il 7/o anno per le buone pratiche. Unico nel Lazio

Redazione Ansa

(ANSA) - ROMA, 28 APR - Un'ampia casistica trattata, personale medico-infermieristico dedicato, un protocollo che prevede la presa in carico delle pazienti per ben 5 anni dalla prima diagnosi e il loro inserimento all'interno di un percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare, ma anche attenzione agli aspetti estetici, con trattamenti di oncoplastica e ricostruzione immediata affinché la malattia non svilisca la femminilità.
    Sono solo alcune delle 'buone pratiche' che hanno permesso al Centro di Senologia dell'Azienda Ospedaliera San Giovanni Addolorata di Roma, che ha accolto solo nel 2022 oltre 558 donne con cancro al seno, di conseguire, per il settimo anno consecutivo, la Certificazione europea Italcert-Bccert. Un risultato raggiunto al termine di una 'site visit' di due giorni, da parte di un team di esperti europei, finalizzata a verificare la presenza di requisiti specifici in linea con gli standard dei Centri più avanzati in Italia e in Europa.
    Non sono molti i centri che hanno ottenuto questo riconoscimento: 39 in tutto, quasi tutti europei, con l'unica eccezione di un centro cinese. Di questi, 23 sono in Italia. La maggior parte sono situati al Nord e solo tre al Centro sud: a Ortona (Abruzzo), a Misterbianco (Sicilia) e infine a Roma, la Brest Unit del San Giovanni Addolorata, prima e unica nel Lazio.
    Un risultato importante secondo il chirurgo e senologo Lucio Fortunato, Direttore UOC Centro di Senologia del San Giovanni-Addolorata, non solo per la struttura e il suo team di professionisti, ma, soprattutto, per la guaribilità delle pazienti che vi si affidano, perché, spiega: "La guaribilità di una donna in un Centro di Senologia multi-disciplinare è del 18% superiore rispetto ad altri centri generalisti e non abbiamo un singolo farmaco che sia in grado di replicare questa efficienza.
    Questo vuol dire che l'integrazione multi-professionale rappresenta ancora un parametro indispensabile".
    L'incidenza del cancro della mammella sta aumentando, "con aspetti che raffigurano i connotati di una vera e propria pandemia", avverte Fortunato. "Se nel 1990, nel mondo, si registravano meno di un milione di casi l'anno oggi siamo arrivati ad oltre 2 milioni di casi, e le previsioni per la fine del decennio sono di oltre 2.5 milioni". Tutto questo si associa a un divario importante nelle cure, in cui a pagare sono chiaramente i paesi più poveri, "ma anche in Italia la differenza porta ad una discriminazione - sottolinea il chirurgo - perché l'accesso agli screening organizzati è del 60% al Nord, mentre al Sud non raggiunge il 25%. Anche per questo la sopravvivenza dopo la diagnosi è di almeno 5 punti differente in percentuale tra una donna nata a Bologna e una nata a Catanzaro, e questo non è più tollerabile".
    La mammella, conclude Fortunato, "rappresenta la prima neoplasia per incidenza nel sesso femminile, una donna su 8 (13%) si ammalerà di cancro della mammella. In Italia si registrano circa 55.000 diagnosi ogni anno, nel Lazio oltre 5.500. Per fortuna, la guaribilità dopo la diagnosi è molto elevata, e circa l'89% delle donne ne esce fuori, spesso con poca chirurgia e con terapia adiuvanti sempre più precise e meno invasive, soprattutto se la diagnosi è stata precoce". (ANSA).
   

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