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Bimba siriana operata a Amman da medici del Bambino Gesù

Per curare una grave malformazione cardiaca

Equipe ospedale Bambino Gesù in Giordania

Redazione Ansa

Una piccola profuga siriana di nome Eman, di appena un anno, affetta da una grave malformazione cardiaca, è stata operata in un ospedale di Amman da una equipe medica dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù inviata dal Vaticano. La sua patologia, atresia della tricuspide, ha una mortalità nel 90% dei casi prima del compimento dei 10 anni.

L'intervento a cuore aperto è stato eseguito la scorsa settimana, ed è una delle otto operazioni che i chirurghi del Bambino Gesù hanno in programma di eseguire gratis in Giordania, su richiesta di Papa Francesco.

Il dottor Fiore Iorio, direttore del Dipartimento Medico Chirurgico di Cardiologia Pediatrica del Bambino Gesù, che ha operato la piccola Eman, ha sottolineato che assieme ai suoi colleghi sente il forte "dovere morale di aiutare questi sfortunati bambini", sia attraverso gli interventi chirurgici, sia attraverso gli insegnamenti ai colleghi giordani che continueranno il lavoro in futuro.

 

- 'Ad Amman per salvare il cuore di 20 bimbi siriani'
   Un'equipe del Bambino Gesù in missione per conto del Papa

   (di Manuela Correra) Appena rientrati in Italia ma già pronti a ripartire per Amman, in Giordania, per completare una missione 'speciale': salvare il cuore di 20 bambini siriani ospitati nel campo profughi di Al Zaatari. Sono i cardiochirurghi dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, guidati dal direttore del Dipartimento medico chirurgico di cardiologia pediatrica dell'ospedale, Fiore Iorio: i primi 8 piccoli sono già stati operati e tra loro c'è anche Eman, di appena un anno. "La bimba - spiega Iorio al rientro dalla prima missione dell'equipe di 6 medici nel campo dal 4 al 10 marzo - è affetta da una seria malformazione: il suo cuore ha un solo ventricolo e sono necessari due o più interventi per correggere la patologia, separando la circolazione sanguigna sistemica da quella polmonare. Il punto è che tali interventi vanno fatti secondo un calendario e la piccola avrebbe già dovuto sottoporsi a questa prima operazione; ad ogni modo, tutto è andato bene e fra un paio di anni subirà un nuovo intervento".

Ma Eman non è la sola: nel campo sono stati individuati in tutto 20 casi gravi di bimbi, dai pochi mesi ai 10 anni di età, con malattie cardiache da trattare prioritariamente. Iorio e colleghi ripartiranno dunque presto per la Giordania per operare gli altri 12 bimbi ancora in attesa. Un lavoro complesso in una situazione difficile: "Ad Al Zaatari - spiega - ci sono 120mila profughi siriani e migliaia sono bambini. Un campo che ha le dimensioni di una città, dove i bimbi sono i più fragili ed a rischio. L'ospedale universitario di Amman non ha un reparto di cardiochirurgia pediatrica e mancano chirurghi ed anestesisti. Per questo si sono rivolti a noi". L'obiettivo è anche sviluppare un centro di cardiochirurgia pediatrica ad hoc con programmi di formazione per i medici giordani. Per ora, i chirurghi italiani stanno affrontando l'emergenza: "Si tratta di effettuare operazioni a cuore aperto che hanno una durata di 6-7 ore, ecco perché - racconta Iorio - non possiamo programmarne più di due al giorno. Ma ciò che più colpisce è vedere la sofferenza nei volti di questi piccoli: scappano dalla guerra e soffrono nel fisico ma anche nell'anima". I profughi, racconta ancora il cardiochirurgo, "non hanno nulla, spesso anche riuscire a sfamarsi diventa un problema, ma devono affrontare problemi enormi". I piccoli cardiopatici gravi avrebbero un destino segnato se non ci fosse l'intervento dell'equipe italiana: "Senza intervenire chirurgicamente secondo i tempi richiesti, questi bambini morirebbero. D'altronde - afferma Iorio - operazioni di questo tipo, se effettuate in altre strutture, avrebbero un costo di 20-30mila euro. Decisamente inaccessibile per le famiglie siriane profughe".

E' stato papa Francesco a "chiedere alla presidente dell'ospedale, Mariella Enoc, di impegnarsi per 'la sua amata Siria'. Per noi - dice Iorio - si tratta di un obbligo morale, di solidarietà umana. Siamo tutti pronti a partire". E la solidarietà italiana non si ferma: a fine aprile, la presidente Enoc si recherà in Siria, ad Aleppo, per verificare le condizioni per estendere il progetto di collaborazione anche a questo territorio.

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