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Nuovi stereotipi e vecchi clichè sui francesi, da Emily in Paris in giù

Mentalità chiusa e maschilista il beauf ossia 'lo zotico' è un classico al cinema

Redazione Ansa

Stereotipi culturali nuovi e vecchi clichè: tutto il mondo si somiglia ecco così che le polemiche sulla serie tv Emily in Paris con Lily Collins e la regia di Darren Star ("Sex and the City"), che piace molto alla platea femminile di Netflix, ma ha fatto infuriare più di un cittadino d'oltralpe, sono solo le ultime in ordine di tempo. #ANSALIFESTYLE ha chiesto al team francese di Babbel di elencare alcuni dei film che hanno fatto storcere il naso ai francesi. Attenzione: spesso sono blockbuster in patria e all'estero, Italia compresa. 

“Giù al Nord” di Danny Boon (2008) (Titolo originale: “Bienvenue chez les ch’tis”):
Nonostante in Francia abbia ottenuto più incassi di “Titanic”, le opinioni circa questo film sono divergenti. “Giù al Nord” è una commedia ben costruita attorno ai cliché circa gli abitanti della Francia del Nord. Philippe Abrams, direttore di un ufficio postale di un villaggio vicino a Marsiglia, è stato costretto a trasferirsi al Nord. È qui dunque il primo cliché: il clima al Nord è sempre piovoso o freddo. Mentre sta percorrendo la strada, passato il segnale che annuncia che lui ora si trova nel Nord della Francia, la pioggia comincia a cadere scrosciante. Questo però non è l’unico cliché. Le persone che vivono nella zona hanno un accento molto marcato che è di difficile comprensione per chi viene dalle altre regioni della Francia, così come anche la lingua che tutti parlano, il “chtimi”. I postini addetti alle consegne sono sempre ubriachi quando si spostano in bicicletta e iniziano a bere sin dal mattino e il protagonista, nonostante sia un adulto, vive ancora con la madre. Gli abitanti del Nord hanno anche l’abitudine di inzuppare nel caffè un formaggio tipico detto “maroilles”. Nonostante il film abbia riscosso molto successo in Francia e all’estero, è completamente basato su cliché attribuiti agli abitanti francesi della regione chiamata “Le Nord-Pas-de-Calais”. Un posto freddo, piovoso, un po’ sudicio, in cui si parla una lingua strana. Non a tutti piacque il film, soprattutto agli abitanti del Nord (sono proprio i più anziani a parlare il dialetto “chtimi”).

“Non sposate le mie figlie!” di Philippe de Chauveron (2014) (Titolo originale: “Qu’est-ce qu’on a fait au bon dieu?”)
Molte persone non hanno apprezzato questo film a causa dell’atmosfera che lo caratterizza. Una vecchia coppia cattolica che ha 4 figlie, delle quali tre sono già sposate con uomini di origini diverse (cinese, musulmano ed ebreo), spera di poter realizzare il proprio sogno: vedere la propria figlia sposata con un uomo bianco, buono e cattolico. L’ultima figlia infatti ha trovato un uomo buono e cattolico, ma il problema è il colore della pelle, in quanto è nero. La vecchia coppia cattolica per tutta la durata del film si rivolge ai diversi uomini delle figlie con un approccio stereotipato e pieno di cliché. Questo film incoraggia gli stranieri a pensare che i francesi abbiano una mentalità chiusa, che siano in un certo senso razzisti e rafforza i cliché circa le persone anziane e cattoliche che vengono dipinte come razziste, unicamente preoccupate di sistemare i propri figli con altri cattolici di pelle bianca.
“Camping” di Fabien Onteniente (2006) (Titolo originale: “Camping”)
In questo film si scoprono i migliori cliché relativi alla maniera francese di fare campeggio. C’è il personaggio anziano che sta seduto sempre nello stesso posto da 30 anni bevendo l’apéro (aperitivo) e pastis. Ma il personaggio principale “Patrick Chirac” è la vera caricatura di quello che in Francia viene definito “un beauf”, ovvero un bifolco. Parla ad alta voce, cerca di sedurre tutte le donne, è infedele, in un certo modo sessista e ha un umorismo definito in francese “humour de beauf”, ovvero “humor da zoticone”. Ad esempio, usa questa frase: “Hey Sophie, j’espère que tu as pas pris un coup de soleil sur les fesses parce que ça va te coûter cher en biafine s’il faut que tu étales, hein” che tradotto è: “Hey Sophie, spero che tu non abbia preso un colpo di sole sulle natiche perché ti costerebbe caro acquistare tutta la crema necessaria, eh”, per indicare che ha delle natiche prosperose. Questo film è principalmente incentrato sulla figura dello “zotico” che indossa sempre il tipico intimo da “beauf”, ovvero lo slip.
“Les Tuche” di Olivier Baroux” (2011) (Titolo originale: “Les Tuche”)
Les Touches è un film che adotta sempre l’immagine del “beauf”, ovvero lo “zotico”, ma in modo estremo. Ogni stereotipo viene utilizzato. L’accento da bifolco, la pigrizia e inoltre la maleducazione e l’ignoranza di queste persone vengono rappresentate nella pellicola. I tagli di capelli del figlio maggiore e del padre sono tipicamente da “beauf”. Il padre ha uno stile di vita che non prevede il lavoro “l’homme n’est pas fait pour le travail”, “Gli uomini non sono fatti per lavorare”. Questo film è un immenso cliché. Il figlio più grande è così stupido che non si è mai vista altrove una tale stupidità, ha un umore particolarmente sessista e pesante, stupido come quello del padre. Questi sono due tra i personaggi che meglio rappresentano i cliché relativi allo zotico, con il loro accento che li fa sembrare inetti e incapaci di parlare correttamente francese. Il padre inoltre utilizza un oggetto che i francesi classificherebbero come totalmente “beauf”, ovvero un marsupio e ha una collana spessa che viene definita “une chaîne” (“una catena”). Ovviamente, è anche un grande fan di calcio. Infine, il loro giardino è una discarica, conservano tutto lì per nessuna ragione.
IL BEAUF
Cos’è il “beauf” in generale? È lo stereotipo del francese medio, volgare, con una mentalità chiusa e maschilista ma nella realtà esistono più sfaccettature di “beauf”. C’è quello che viene rappresentato da “Les Tuche” che è stupido, pigro, con aspetto caratteristico e al quale si potrebbero riferire alcuni cliché tipici del Nord della Francia. Si potrebbe definire “Le beauf poussé à l’extrême”, ovvero “Lo zotico estremizzato”. Quello introdotto da “Camping” è invece il cosiddetto “Le beauf des vacances”, ovvero “zotico da vacanza”, un personaggio che vuole portarsi sempre a casa le donne, desidera essere accattivante, è infedele e ha un certo umorismo sessista.

 ALTRI FILM PIENI DI CLICHÉ SUI FRANCESI

“Un americano a Parigi” (Titolo originale: “Un Américain à Paris”)
Musical che dipinge gli abitanti di Parigi come eternamente felici, sempre pronti a ballare e cantare

“La La Land” (Titolo originale: “La La Land”)
Anche i questo musical Parigi è tutta musica e feste. Gli appartamenti hanno una vista sulla torre Eiffel sproporzionata, il monumento risulta essere grande il doppio della realtà. Le ambientazioni sono quelle di un quadro impressionista, esaltando (anche troppo) il connubio tra arte e Parigi

“OSS 117: Le Caire, nid d'espions” (Titolo originale: “OSS 117: Le Caire, nid d'espions”)
Commedia con protagonista una spia francese, arrogante e eccessivamente sicuro di sé, anche e soprattutto quando interagisce con personaggi di altre nazioni

Il sondaggio in cui invece veniva chiesto a 38.000 parigini quali film esprimessero al meglio lo stile di vita nella capitale aveva fatto emergere questi risultati:

 La top 5 delle serie e dei film in lingua inglese

La più votata tra le produzioni in lingua inglese è il film del 2011 Midnight in Paris, che si aggiudica il 41% dei voti, seguita da Ratatouille (2007) con il 28% e, sorprendentemente, proprio da Emily in Paris (2020) con il 16% delle preferenze. Chiudono la top 5 Gli Aristogatti (1970) con il 4% e Julie & Julia (2009) con il 3% dei voti. Interessante notare che solo il 2% degli intervistati ha dichiarato di non aver mai visto un film o una serie TV in lingua inglese che rappresentasse adeguatamente la loro percezione della città.

 La top 5 delle serie e dei film francesi

Il film collettivo del 2006 Paris, Je T'aime, che racchiude 18 cortometraggi d’autore ambientati nei diversi quartieri della capitale, è risultato essere la rappresentazione in lingua francese più apprezzata. Il secondo posto va a “Il favoloso mondo di Amélie” (2001) con il 21%, mentre la pellicola “La Haine” (1995), vincitrice del premio per la miglior regia al Festival di Cannes e conosciuta in Italia con il titolo “L’odio”, completa il podio con il 12% dei voti. La serie comedy “Dix pour cent”, ovvero “Chiami il mio agente!”, si posiziona al quarto posto con l’11%, mentre il commovente “Les Intouchables” (2011), il cui titolo italiano è stato adattato in “Quasi amici”, chiude al quinto posto con il 5%. Altri suggerimenti indicati dagli intervistati sono “Moulin Rouge” (2001), “2 Giorni a Parigi” (2007), “The Eddy” (2020), “Neuilly Yo Mama!” (2009), “La Pantera Rosa” (1963) e “Ultimo Tango a Parigi” (1972).

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