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La vita ristretta degli Hikikomori, 100mila ragazzi in Italia

Su Sky un documentario racconta la storia di 4 giovani auto-isolati

Redazione Ansa

Non pensano più al futuro. Non hanno date sul calendario. Vivono alla giornata. Il loro mondo sono le loro stanze da letto e i loro computer sono le loro finestre. Sono gli Hikikomori, un termine giapponese diventato tristemente familiare anche in Italia. Letteralmente significa "stare in disparte": sono i ragazzi isolati, che tagliano fuori il mondo e la realtà dalle proprie camere. In Italia sono più di 100mila ma si tratta di un fenomeno sommerso e potrebbero essere molti di più. È un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%), anche se il numero delle ragazze isolate potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora. Vivono un disagio adattivo sociale, comune denominatore nei paesi economicamente sviluppati del mondo.
Si può sapere qualcosa di più anche grazie ad un documentario, Essere Hikikomori. La mia vita in una stanza, di Sky Original, prodotto da Sky e Fidelio, scritto e diretto da Michele Bertini Malgarini e Ugo Piva, in onda sabato 29 gennaio alle 21.15 su Sky Documentaries, disponibile anche on demand e in streaming su NOW. E' la storia di 4 ragazzi poco più che ventenni, delle loro speranze, delle loro aspirazioni, dei difficili rapporti con le famiglie e dei loro coraggiosi tentativi di venirne fuori. Vite complicate e incastrate nel buio delle loro stanze.  Sono Eva, Alessio, Alessandro e Davide e hanno scelto di non uscire mai più dalla loro stanza. Non hanno uno scopo nella vita. Di giorno, dormono. Di notte, vivono, isolandosi dai ritmi normali. Non riuscendo ad avere rapporti con persone reali, ma solo rapporti online dove si sentono meno giudicati.
I ritirati dalla vita sociale, fuori tutto, da alcuni mesi fino a diversi anni, si rinchiudono nella propria stanza da letto, senza aver nessun tipo di contatto diretto con il mondo esterno, talvolta nemmeno con i propri genitori, disperati. Il documentario traccia un percorso narrativo personale per raccontare le cause sociali-familiari-caratteriali del loro isolamento, le caratteristiche del loro quotidiano, il vivere al buio come vampiri, il non mangiare, la perdita della percezione del tempo, la dipendenza da internet e infine, le speranze di rinascita personale. Spazio anche ad altri, fondamentali, punti di vista. Quello dei genitori che racconteranno le loro drammatiche testimonianze e i loro difficili tentativi di creare un dialogo con i figli, nel tentativo di aiutarli a uscire e quello di Marco Crepaldi, fondatore dell’associazione nazionale "Hikikomori Italia", che da anni si occupa di sensibilizzazione, supporto e formazione sul tema dell'isolamento sociale volontario giovanile.

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