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I giovani e il futuro incerto, 1 su 4 è preoccupato per il lavoro

AstraRicerche per Flowe, paure e speranze, prevale sentiment negativo

Redazione Ansa

Se il senso di precarietà è cresciuto esponenzialmente in tutti noi in questo anno di pandemia, con la mente incapace di fare rispetto a prima progetti a medio-lungo termine, per i giovani italiani che stanno diventando grandi in mezzo alla crisi il tema è davvero importante. Vogliono pensare al futuro, avere speranze come tutti in quell'età specialmente ma il Covid con l'emergenza sanitaria non ancora finita genera grandi preoccupazioni. E il nuovo governo del presidente Mario Draghi certamente ha a cuore misure adeguate. 1 giovane su 2 dichiara peggiorata la propria condizione e 1 su 4 è preoccupato per il proprio lavoro più di ogni altra cosa, tanto che in molti si vedono costretti ad accettare posizioni lavorative non alla loro altezza o a emigrare all’estero. Una conferma arriva dal nuovo Osservatorio sulle Giovani Generazioni di Flowe che mira a educare i giovani sui temi dell'innovazione e della sostenibilità economica, sociale e ambientale. La ricerca, condotta da AstraRicerche, si concentra sul futuro post-Covid visto con gli occhi dei 15-30enni, che raccontano le proprie paure, preoccupazioni e speranze. Il futuro è avvertito dai giovani come incerto, ma resta ferma per loro l’importanza del mondo lavorativo: il 47,9% considera il lavoro come l’aspetto prioritario per il proprio futuro, superiore anche all’importanza data ad amici (45,4%) e famiglia (44,9%). La disillusione verso la società italiana e lo scoraggiamento verso il mondo del lavoro, avvertito come problematico, complesso, non aperto a sufficienza ai giovani e alle loro esigenze sono forti: 2 ragazzi su 3 dicono di dover accettare lavori non all’altezza (64,4%) e di vedere la scelta del lavoro all’estero come una necessità (62,7%), mentre 1 giovane su 3, nonostante sia abituato a prefiggersi obiettivi per il proprio futuro, non è convinto delle scelte che ha fatto per raggiungerli. Circa la metà degli intervistati (44,8%) dichiara che la situazione è peggiorata rispetto al 2019 (per il 12,2% è, addirittura, molto peggiorata) e prevale un sentiment negativo, con alto pessimismo (40% rispetto al 33% di ottimismo) e paura (38,6% rispetto al 31,8% di serenità), che i ragazzi associano alla crisi economica, sanitaria e sociale derivata dalla pandemia. L’80,8% degli intervistati si dichiara preoccupato per il futuro del mondo (il 42,6% è molto preoccupato), il 66,4% è preoccupato per il proprio futuro (22% molto preoccupato) e il 54,2% è preoccupato per il futuro della famiglia (15,6% molto preoccupato). Emergono come impattanti a livello personale i problemi economici e di lavoro (25,6%), seguiti, al secondo, posto, dalla salute (15,8%) e, al terzo posto, dalle ricadute psicologiche del Covid-19 (ansia, depressione e solitudine: preoccupazione per il 10,6% degli intervistati). Allargando lo sguardo a una sfera più generale, i problemi più sentiti sono la crisi economico-finanziaria internazionale (per il 77,1), il cambiamento dell’economia mondiale (peggiorati secondo il 72,8%), la debolezza o l’assenza di relazioni e la solitudine (70,5%), la salute (61,6%) e l’ambiente (55,7%). “Lavoro, economia, situazione finanziaria: sono i temi tipici dell’età adulta a preoccupare i più giovani, segno che i ragazzi sono consapevoli, informati, interessati al proprio futuro – spiega Ivan Mazzoleni, ceo di Flowe. La crisi seguita al Covid-19 ha comportato un incremento della sensibilità dei giovani, ancora più attenti di prima al mondo che li circonda, inteso come società, ma anche come Pianeta, tanto che è la salute dell’ecosistema una delle priorità da loro indicate”.
Ora quello che c'è da scongiurare in ogni modo è lo scoraggiamento dei giovani. Per fortuna, stando al report, il 71,9% degli intervistati credono, che la qualità della vita che li attende dipenda da sé, dalle proprie scelte e dal proprio impegno (il 26,1% solo da sé stessi e il 45,7% principalmente da sé stessi e solo il 6,7% è convinto che dipenda invece da altri) sono pronti ad agire in prima persona per migliorare l’avvenire (il 47,2% evidenzia spirito attivo e proattivo rispetto al 22,6% di passività). La speranza sembra però emergere maggiormente quando si pensa ad un futuro a lungo termine come a dire che superata la crisi tornerà il ‘sereno’ nelle nostre vite: pensando al futuro fra 5 anni, infatti, l’ottimismo prevale sul pessimismo (38,8% vs 33,0%) così come la serenità sulla paura (36,8% vs 31,8%).
Secondo i giovani i singoli cittadini possono comunque impegnarsi personalmente per affrontare il problema della disoccupazione, principalmente attraverso la formazione (scolastica per il 41,6%, continuativa e specializzante per il 59,5%). Per il 64,4% degli intervistati tutti sono, inoltre, chiamati ad essere responsabili e ad affrontare le problematiche ambientali: attraverso la raccolta differenziata, ma anche cercando di limitare gli sprechi di elettricità (64,4%) e di acqua (59%), facendo acquisti ecologici (45,4%), preferendo prodotti di aziende attente all’ambiente (32,4%) e spostandosi con i mezzi pubblici (36,6%).

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